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IL CORAGGIO DI ANGELO VASSALLO

La vita di tutti noi è fatta di scelte.

Siamo chiamati a scegliere spesso in situazioni banali, talvolta in questioni importanti. A volte decidere il da farsi è più difficile, perché possono trovarsi in contrasto l’interesse personale e il giusto. L’utile e il doveroso. L’istinto umano porta di solito alla scelta più comoda, alla via più agevole e priva di complicazioni; alcuni uomini sono però diversi, perché rifiutano la decisione semplice e imboccano con coraggio una strada irta e pericolosa. Tuttavia luminosa, dignitosa, di eterno esempio per chi c’è adesso e per chi verrà in futuro.

Angelo Vassallo appartiene a questo ristretto gruppo di uomini. Pochi lo conoscono, perché purtroppo pochi ne hanno parlato nei quattordici anni che ci separano dal suo omicidio. Conosciamo per fortuna la storia di eroi come Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, e molti altri servitori dello Stato o della legalità che hanno sacrificato la propria vita; spesso chi li ricorda la fa con ipocrisia e falsità, usando il buon nome e la storia di questi personaggi in maniera totalmente inopportuna. Di Vassallo invece hanno sempre parlato in pochi.

Lo chiamavano il Sindaco pescatore, per la sua passione per il mare. Il mare della Campania, o meglio del Cilento, quella selvaggia e splendida terra che scende fino all’antica Lucania. Soprattutto il mare di Pollica, il paesino di nemmeno tremila anime che gli aveva dato i natali e a cui lui aveva reso grazie attraverso l’impegno politico: fu Sindaco per tre mandati, dal 1995 al 2010, anno in cui con l’arrivo della primavera chiese e ottenne i voti per svolgere anche il quarto.

Vassallo amava la sua gente e il suo territorio, del quale voleva proteggere l’ambiente fragile e bellissimo. Ambientalista convinto, formulò nel 2009 la proposta di includere la dieta mediterranea tra i Patrimoni orali e immateriali dell’umanità, idea che fu accolta come proposta ufficiale dall’Unesco il 16 novembre 2010 a Nairobi. Oltre alla carica di primo cittadino, ricopriva anche quella di presidente della Comunità del Parco, organo consultivo e propositivo dell’Ente Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano; era stato inoltre presidente della Comunità Montana Alento Monte Stella e presidente delle ‘Città Slow’ nel mondo.

Lavorava con passione Angelo Vassallo, e con la schiena dritta. Perché sapeva bene che un amministratore pubblico, un esponente delle istituzioni, non può che agire in questo modo: senza piegarsi alle regole di partito, senza piegarsi ai potenti, senza piegarsi ai criminali. Il sindaco pescatore fece senza esitare la sua scelta, anche quando sapeva che essa poteva costargli molto cara.

Alle dieci di sera del 5 settembre 2010, mentre stava rincasando a bordo della sua Audi A4, nella frazione di Acciaroli venne bloccato all’improvviso da un auto che stava viaggiando contromano. Una o due persone scesero dall’auto e spararono ben novi colpi di pistola all’indirizzo di Vassallo, il cui cadavere fu rinvenuto da uno dei due fratelli dopo che la moglie, preoccupata, aveva dato l’allarme. Vassallo aveva scoperto un traffico di droga nel porto di Acciaroli organizzato da un clan in combutta con carabinieri infedeli e imprenditori del salernitano, e si accingeva a denunciarlo alla Procura di Vallo della Lucania: proprio il giorno dopo l’omicidio, il sindaco avrebbe dovuto incontrare un ufficiale della compagnia dei carabinieri di Agropoli.

A inizio novembre i Carabinieri del Ros hanno arrestato, con l’accusa di concorso in omicidio volontario con aggravante camorristica, i due membri dell’Arma Fabio Cagnazzo e Lazzaro Cioffi, l’imprenditore Giuseppe Cipriano e il collaboratore di giustizia Romolo Ridosso, già appartenente al clan camorristico Loreto-Ridosso. Eppure, per arrivare a questo ci sono voluti ben quattordici anni, un tempo lunghissimo segnato da errori e depistaggi, in primo luogo ad opera dei carabinieri arrestati i quali sequestrarono le immagini di una telecamera della videosorveglianza di un negozio che affacciava sul porto di Acciaroli.

Nell’ambito della presunta attività di depistaggio ipotizzata dagli inquirenti, Cagnazzo poi scrisse una informativa che orientava le indagini verso un falso colpevole, il malfattore e spacciatore di origini brasiliane Bruno Humberto Damiani, archiviato due volte dall’accusa di omicidio. Proprio rivolgendosi al brigadiere Cioffi, pochi giorni dopo l’omicidio il camorrista Ridosso ebbe a dire: “Pure il pescatore lo abbiamo messo a posto”.

Finalmente siamo arrivati a vedere uno spiraglio di verità, ma la strada per la giustizia è ancora lunga; gli esecutori materiali dell’omicidio non sono stati ancora individuati, e il quadro dei fatti rimane incompleto, anche a causa della profonda omertà che regna in quei luoghi. Tuttavia, qualcosa si è mosso.

A tenere faticosamente accesa la fiammella del ricordo di Vassallo, e ad insistere perché non si smettesse di indagare, sono stati in pochi, ma valorosi. Alcuni esponenti politici, il Fatto Quotidiano, le Iene, i fratelli del sindaco Dario e Massimo, che hanno anche dato vita alla Fondazione Angelo Vassallo. Ho sempre provato una commossa ammirazione per questo amministratore integerrimo e coraggioso. Viviamo in una triste società in cui molti hanno timore anche soltanto a dire la propria opinione; per non parlare della politica, abitata da personaggi meschini pronti a chinare sempre la testa di fronte al potente di turno, a scegliere la via più comoda mandando in cavalleria la coscienza e la morale.

Di ben altra pasta era fatto Angelo Vassallo. Un esempio, che tutti dovremmo seguire. Brillerà luminosa la stella del sindaco pescatore, nell’augurio che sia fatta un giorno giustizia contro chi ha provato, invano, a mettere lui e il suo insegnamento a tacere.

Una foto d’archivio (11 giugno 2010) mostra Angelo Vassallo, sindaco di Acciaroli, a Roma in occasione della presentazione della guida blu di Legambiente. GUIDO MONTANI/ANSA
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