All’antica domanda legata all’esistenza di realtà parallele alla nostra, la politica è capace spesso di farci propendere verso una risposta affermativa. Il giorno dopo i ballottaggi delle comunali mi sono effettivamente convinto di non vivere nella stessa dimensione di alcuni personaggi, o che quantomeno essi non vivano nella realtà che ci circonda.
Il risultato del Partito democratico, vincente in sette comuni su quattordici, ha portato la segretaria Elly Schlein ad affermare che il voto è una bocciatura per il governo. Non si capiscono bene le ragioni logiche in grado di supportare una tale affermazione, e ciò almeno per tre motivi: punto primo, non più di due settimane fa alle europee la coalizione di governo ha sfiorato il 50% dei consensi; punto secondo, il drammatico dato dell’astensionismo, che ha riguardato anche a questi ballottaggi oltre un italiano su due, ci dice che la democrazia rappresentativa sta fallendo e che oramai i partiti rappresentano solo una minoranza sempre più esigua di persone; punto terzo, le elezioni locali hanno da sempre dinamiche a sé stanti, e purtroppo legate a sistemi di potere difficilissimi da scardinare.
A Firenze si assiste a scene di giubilo di rara memoria. Sara Funaro, assessore per dieci anni nei due mandati di Dario Nardella, ha sconfitto come ampiamente prevedibile Eike Schmidt, sostenuto dal centrodestra. Il non essere cittadino fiorentino mi ha salvato dalla scelta su chi buttare giù dalla torre, ovvero chi votare. In realtà, mi sono ripetuto nei giorni scorsi con sempre maggiore convinzione che avrei voluto volentieri provare a dare il voto a Schmidt. Per coloro che mi considerano oramai un fascista rodato e col fez in testa questa esternazione non desterà stupore, ma ne genera invece in me stesso: come è possibile che una persona di sinistra possa arrivare a sostenere un candidato appoggiato dalle destre? Anche qui tuttavia la soluzione all’enigma è immediata e non astrusa.
Il Partito democratico fiorentino si è ridotto a nient’altro, come ha detto Cecilia Del Re, che una democratura senza trasparenza che amministra il potere per il potere. Come in ogni luogo dove governano sempre gli stessi per troppo tempo, tra Firenze, la sua provincia e la Regione Toscana si è creata una cappa malsana di dominio politico assoluto e arrogante, dove clientele e consorterie sono protagoniste di uno scadimento della vita pubblica e tengono in piedi un’azione governativa tante volte sbagliata e deprecabile. Società partecipate, macchine amministrative, incarichi pubblici, posti apicali in molteplici settori: tutto ruota intorno al Partito democratico e ai suoi alleatucoli, mentre opportunismo e trasformismo ingrassano ad ogni elezione le fila di tale ciclopico fronte politico.
La mia piccola Impruneta è un esempio lampante sia di inerziale continuità politica sia di personaggi saliti sul carro per arrivare alle poltrone, a cominciare dal Sindaco-Faraone Riccardo Lazzerini che da fervente oppositore del Partito democratico tanto locale quanto nazionale è diventato un obbediente soldato della casa madre, tra i più accaniti per altro nel sostenere Sara Funaro e adesso nel festeggiarne la vittoria. Ho sempre pensato che quando l’aria diventa viziata è necessaria spalancare le finestre. Un cambio radicale servirebbe in tante parti della Toscana, a cominciare dal Palazzo del Pegaso, e sarebbe servito a Firenze. Schmidt rappresentava un candidato presentabile, a differenza di buona parte dei nomi spesso individuati dalla destra (si prenda ad esempio Ceccardi alle regionali 2020). Certo, in molte delle sue idee non sento di ritrovarmi, e non può ritrovarsi chi condivide la mia visione della società, ma quanto è possibile riconoscersi nella Funaro? Nel suo programma, nei dieci anni di Nardella e in quelli precedenti di Renzi? Quanto è in fondo “di sinistra” la Firenze creata da chi l’ha sempre gestita?

Abbiamo dovuto assistere ad una messa in vendita inarrestabile della città e del suo patrimonio storico-artistico, in una visione monetizzatrice della cultura e dei monumenti. Firenze è una città in svendita, con un centro storico spopolato e un afflusso fuori controllo di turisti che ingrassano chi affitta gli alloggi ma rende impossibile vivere per chi cerca case in affitto, siano essi studenti o lavoratori. Il tutto in una cornice di insicurezza crescente, di lavori perenni e di follie classiste come lo scudo verde. Ma guai a muovere critiche: chi lo ha fatto, tipo lo storico dell’arte Tomaso Montanari, si è beccato un querela da Nardella e dai suoi assessori. Abitudine d’altronde diffusa nelle amministrazioni targate Pd, vedasi la recente querela del Sindaco di Milano Beppe Sala contro il giornalista del Fatto Quotidiano Gianni Barbacetto, oppure, scendendo di parecchio come dimensioni comunali, quella di cui io e Matteo Zoppini siamo stati oggetto da parte del Segretario generale di Impruneta Vincenzo Del Regno (esatto, quello attualmente imputato per corruzione).
La gente ha scelto tuttavia di non cambiare neppure per sbaglio. Il voto d’abitudine ha prevalso anche stavolta, nonché il voto utile, unica arma che il Pd è capace di utilizzare; votate noi perché gli altri sono peggio, perché gli altri sono di destra, sono fascisti, non possono governare. Tante persone si recano alle urne con il solo fine di impedire alle camicie nere vere o presunte di vincere: se poi il candidato avversario è un tedesco, come Schmidt, il giochino del “fermiamo il nazifascismo” viene davvero facile. Personalmente non sarebbe stato un bel San Giovanni se il centrodestra avesse preso Firenze, ma almeno ci sarebbe stata la curiosità nel vedere qualcosa di effettivamente diverso. Magari anche peggiore, ma diverso. Invece così lo sappiamo bene cosa vedremo. Un sistema che garantisce solo chi ne fa parte, autoreferenziale, marcio e tentacolare.
Sangue e merda, per dirla alla Rino Formica. Con una massiccia presenza della seconda.


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