Chi mi sta intorno, su tutti mia mamma, mi ripete deciso: “Gabriele, ma davvero ti stupisci?”.
In effetti hanno ragione. E’ sciocco e ingenuo stupirsi di fronte a certa roba. Il passaggio del consigliere David Biagiotti e della sua (defunta) lista Impruneta Futura in maggioranza è la notizia del momento: o meglio, è la non notizia, perché tanto si sapeva. Lo sapevamo noi addetti ai lavori, un po’ per voci di corridoio e un po’ per la situazione consiliare degli ultimi mesi; lo sapevano semplici cittadini un minimo attenti, perché i segnali che arrivavano facevano davvero presupporre un inciucio in corso.
Eppure, leggere l’ufficialità della notizia mi ha causato ugualmente un forte senso di disgusto. Dice però bene mia mamma, sbaglio a meravigliarmi. In buona parte, purtroppo, la politica è questa cloaca qua. E io ho già sperimentato sulla mia pelle quanto tiri più un pelo di potere che un carro di buoi.
Nel 2018 stavamo progettando una lista alternativa per fronteggiare il Pd, sulla scia di una proposta e di un ciclo di incontri avviati dal Collettivo Giovani. Ci riunivamo di frequente, e da fine marzo in poi lo facevamo in casa mia, visto che l’operazione al crociato mi obbligava a vita sedentaria. Ogni settimana dalla mia poltrona guidavo appassionate riunioni in un salotto pieno di gente, un porto di mare. C’era tutta la vecchia dirigenza del Coraggio di Cambiare, c’erano molti personaggi che ora sono assessori o esponenti di primo piano del Pd locale. Eravamo determinati a creare una lista nuova, eravamo uniti dall’avversione verso un sistema di potere incapace e arrogante.
Nottetempo, il Coraggio di Cambiare decise prima di presentarsi da solo alle elezioni e poi, nel giro di un paio di settimane, di unirsi in coalizione con il Pd a sostegno di Alessio Calamandrei. Appresi entrambe le notizie dai giornali, senza che nessuna di quelle persone, che come ho detto erano state per settimane in casa mia a parlare di un futuro condiviso, si fosse degnata di dirmi nulla nel viso, o anche solo per telefono.
Il Coraggio di Cambiare svendette ogni ideale per un piatto di lenticchie, salì sul carro dei favoriti per assicurarsi qualche posticino al sole. Adesso la storia si ripete.
Impruneta Futura si presentava alle elezioni del 2023 come la grande alternativa a Riccardo Lazzerini, il cui ingresso padronale nel Pd aveva messo all’angolo tante persone che avevano deciso di fondare una lista nuova. Se le sono dette di tutti i colori in campagna elettorale. Dopo, sempre meno. Matteo Aramini, nei sei mesi in cui è rimasto consigliere, ha fatto un’opposizione seria e combattiva, ma è stato l’unico. La presenza di Biagiotti nei banchi di minoranza è stata un po’ alla Nanni Moretti in Ecce Bombo: “mi si nota di più se vengo e sto in disparte o se non vengo per niente?”.
Tuttavia, Biagiotti è stato votato da oltre 2000 imprunetini per essere, come d’altronde anch’egli scriveva subito dopo le elezioni, un consigliere di opposizione. E’ stato votato per rappresentare un’alternativa al carrozzone di Impruneta Riparti. E invece dopo neanche due anni cosa fa il buon Biagiotti? Prende e fa il salto della quaglia, insieme a quasi tutta la sedicente e postuma dirigenza di Impruneta Futura.
Ciò ha un nome ben preciso: truffa elettorale. Ed ha la fotografia pura e semplice di un mercato delle vacche. Questi politicanti in cerca d’autore, usciti nel 2022 dal Partito democratico con gran vociare, rientrano adesso dalla porta di servizio, a capo basso, come un figliol prodigo che ha sperperato non ricchezze ma ogni minima briciola di credibilità. E lo fanno con un comunicato imbarazzante in cui parlano di storici punti in comune, di volontà di costruire un percorso insieme, di programmi in realtà uguali: ma perché questi bei discorsi non hanno avuto il coraggio di farli agli elettori, prima di chiedere i voti?
Per prendere così apertamente per il culo le persone ci vuole una gran faccia tosta. Anzi, una faccia non ci vuole proprio. La coerenza e la decenza vengono svendute per un piatto di lenticchie, senza il minimo pudore. Impruneta Futura va a raccogliere le briciole che cadono dal tavolo del potere, va a mendicare un posticino nella stanza dei bottoni sputando sopra le indicazioni di migliaia di elettori.
Se la politica offre questi spettacoli, è bene davvero che la gente stia lontana anni luce dai seggi; a Impruneta all’ultimo turno ha votato meno del 50% degli aventi diritto, ma la prossima volta saranno ancora meno, non c’è dubbio. Sangue e merda è la politica, diceva Rino Formica: tantissima merda, aggiungo io.
Non poteva tuttavia mancare la mitica giustificazione – per tentare di far mandar giù agli imprunetini questo schifo- dell’alleanza delle forze di centrosinistra. Della serie, anche se ci siamo detestati per anni e probabilmente ci detestiamo ancora, anche se abbiamo raccontato di essere alternativi e incompatibili, in fondo siamo tutti della grande famiglia della sinistra. Ergo, siamo antifascisti.
La cura di ogni male, l’amuleto da tirare fuori ad ogni occorrenza, il pendolino da agitare di fronte al popolo è sempre la necessaria e imprescindibile lotta contro il fascismo. Che all’Impruneta, come ben sappiamo, è rappresentato dai pericolosi camerati Matteo Zoppini e Gabriele Franchi. Bisogna fermarle, queste due camicie nere armate di manganello; è necessario unire il fronte popolare, il grande campo (di pascolo vacche) del centrosinistra.
Tanto basta solo lo slogan, poi della sostanza ce ne possiamo sbattere altamente. La sinistra deve per caso emergere nel difendere i lavoratori licenziati nella controllata Opera Pia Vanni? Deve emergere nel difendere il territorio da lottizzazioni mostruose e devastanti? Deve emergere nel proteggere l’ambiente contro gli aumenti di consumi generati dalla nuova viabilità? Manco per sogno! Deve emergere nella propaganda, nelle frasi (spesso prive delle più basilari nozioni di grammatica) da duri e puri di chi ci salva dal fascismo e combatte gli squadristi Franchi e Zoppini.
Il Faraone non può tollerare il dissenso: o lo minaccia con querele e avvertimenti, o lo ingloba tra le sue file. Aggiungi un posto a corte, che c’è un cortigiano in più. Con buona pace della democrazia e della sana dialettica. I fascisti d’altronde siamo solo noi, mica loro che cercano di trasformare la democrazia in un sultanato di servitori e il Consiglio comunale in un congresso di partito supervisionato – ovviamente a distanza – dall’imputato per corruzione dott. Vincenzo Del Regno.
Purtroppo per loro, noi però resteremo sempre laddove i cittadini ci hanno chiesto di stare. Ci troveranno al posto in cui siamo fin dall’inizio, con la schiena dritta e il coraggio di prendere posizione e di non farci intimidire da querele e minacce. Non tutti siamo a disposizione, non tutti siamo pronti a sfilare a corte.
“E noi ci sedemmo dalla parte del torto, visto che tutti gli altri posti erano occupati”.


Curioso che si vadano a cercare
simili aggregazioni nel campo della maggioranza, quando ci si
dimentica la strana aggregazione
di “Voltiamo pagina” per esprimere
Il candidato Sindaco (dall’estrema
destra all’estrema sinistra).
Carissimo, è inutile che ribattete sempre sullo stesso punto. Il sottoscritto sostiene la possibilità di un’unione delle opposizioni imprunetine sin dal 2012, sin da quando Roberto Viti lanciò l’idea delle primarie per l’alternanza. Io, e noi, abbiamo sempre sostenuto le stesse idee per Impruneta, e ci siamo sempre presentati con chiarezza agli elettori. Voi invece rappresentate il potere finalizzato a gestire il potere. Impruneta Futura, come prima il COraggio di Cambiare, si è “venduta” per un piatto di lenticchie, ovvero uno strapuntino del potere. Ciò è chiaro, e gli imprunetini lo hanno capito molto bene.