Eppure era tutto pronto. Eravamo a un passo dal principiare. “Mani, macchine e armi pronte, e la morte a paro paro”, come scrive Gabriele D’Annunzio nella Canzone del Quarnaro. L’invasione dell’Etiopia era davvero impresa prossima al realizzarsi: la pianificavamo sin dalla campagna elettorale del 2023, rappresentava un punto fermo per il quale ci eravamo impegnati con fierezza di fronte ai cittadini. Faccetta nera, bell’abissina, la tua bandiera sarà quella imprunetina! Alla fine c’è stato però un cambio di programma.
Dai verdi altipiani d’Etiopia la nostra attenzione si è spostata sulle assolate terre d’Egitto, laddove col favore degli dei governa il grande Faraone. In quel regno egiziano ricostituito nei confini d’Impruneta, tra San Gersolé e l’Ugolino, tra il Ferrone e Tavarnuzze, le nostre indomite camicie nere sono penetrate con l’antico manganello e hanno avviato una lenta ma inesorabile conquista del territorio. Il grido “A noi!” risuona ormai in tutto il Comune. Le sentinelle del Faraone, allarmate, hanno con prontezza avvisato la popolazione: in un tanto pregevole quanto imperdibile comunicato, opera probabile di quei fidi scribi che affollano la corte del sovrano (come non citare a proposito il profilo fake Monica Santelli), i cittadini hanno potuto apprendere che le milizie fasciste intendono gettare il paese dell’anarchia e nel caos, e che la loro azione eversiva è iniziata soggiogando un ridotto ma vile numero di bottegai.
Sono stati questi infatti ad organizzare lunedì scorso una manifestazione nel luogo più sacro del regno faraonico, in quella piramide di eterna gloria che è piazza Buondelmonti. Dietro a tali commercianti – senza dubbio evasori, diciamocelo – la regia nera dei camerati Zoppini e Franchi, i quali coprono il loro ricostituito Partito Nazionale Fascista dietro il paravento Voltiamo Pagina. Ebbene sì, ci avete scoperti! Voltiamo Fascio, altro che! Noi pensavamo di eseguire l’invasione sottotraccia e senza intoppi, ma nulla sfugge al fronte di Riccardo I. A scoprirci è stato non a caso il meglio dell’intelligence locale riunito nella coalizione Impruneta Riparti (il buon Dio avrà pietà di me se non uso la @); di essa per altro fanno parte alcune sigle, tipo il “Coraggio di Cambiare”, che rappresentano perfettamente l’idea di mummia dell’antico Egitto.
Il destino però è un gran burlone. In attesa delle folle di turisti che giungeranno ad Impruneta come pellegrini nella santa Gerusalemme, per riempire finalmente la piazza ci volevano i fascisti e il loro braccio armato bottegaio. Vedi che alla fine le camicie nere tornano utili? In realtà fanno comodo da sempre, perché ogni volta che ci si trova a corto di argomenti e non si sa come rispondere nel merito, si butta la palla in tribuna intonando la vecchia novella dei fascisti. Il Pd, in cui Lazzerini è entrato in sordina e col cambio casacca per provare finalmente a diventare Sindaco, è solito a livello nazionale giocarsi di frequente il jolly fascismo, e dunque i reparti territoriali non possono essere da meno. Agitando questo spettro si prova a toccare le corde di quell’elettorato sempre spaventato dal babau nero, ma si rischia talvolta di raccontare balle così grosse da renderle di difficile digestione persino a chi di solito abbocca all’amo, come accaduto nel comunicato faraonico di inizio settimana. Noi camerati siamo onorati di tanta attenzione, ma far passare una delle più coraggiose e notevoli iniziative civili degli ultimi anni imprunetini come un movimento eterodiretto da Fratelli d’Italia suona ridicolo e offensivo.
Con quale pudore la corte del Faraone si permette di offendere l’intelligenza di decine di persone considerandole nient’altro che burattini al servizio della politica? Come si può essere così cinici e meschini nei confronti di chi cerca solamente di difendere il proprio lavoro e la propria dignità, e allo stesso tempo nei confronti di quei cittadini che liberamente scelgono di difendere il proprio diritto a vivere all’Impruneta? Nella nostra monarchia assoluta la propaganda è talmente ben orchestrata da far credere che il muro contro muro a cui si è giunti sia colpa dei commercianti, rei di aver abbandonato il famoso “tavolo”: parola sinistra, ambigua, già macchiatasi d’infamia la scorsa legislatura quando venne proposta come alternativa ai lavori immediati al tetto di via Roma (recentemente slittati di un altro anno almeno). Quando nel palazzo comunale si parla di tavolo, potete star certi che l’unica intenzione è di prendere tempo.
Anche con la viabilità infatti il Faraone cercava di menare il can per l’aia, facendo slittare ogni volta il momento di una oggettiva valutazione e spostando in fine tale termine al maggio 2025. Tra un anno quindi, tanto mica in ballo c’è il lavoro della gente. “Perbacco”- avranno affermato a corte – “se il nostro predecessore Alessio Calamandrei è stato capace di chiudere due scuole, noi proveremo ad emularlo con qualche negozio!”. Di questo passo, qualche bandone andrà davvero vicino ad abbassarsi. Qualcuno nel caso si prenderà la responsabilità? Neanche per sogno. Piuttosto potrebbero dare la colpa a noi fascisti, vero male del paesello.
La bandiera nera già sventola sul pozzo: come si scrive “eia eia alalà” in geroglifici?



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Come sempre Gabriele… cogli il senso delle cose …: buona vita
Come sempre cogli il senso delle cose Gabriele