A forza di sentir sempre ripetere falsità, udire la verità può risultare inaccettabile.
Donald Trump, nell’ormai leggendario incontro con Zelensky nello studio ovale, si è oggettivamente comportato da bullo e da boss. Ha umiliato il presidente ucraino in modo eccessivo, prepotente, con toni che non possono che portare ad esprimere una umana solidarietà al leader di Kiev. Tuttavia, Trump ha detto più di una verità.
Di fronte alla consueta narrazione propagandistica del suo interlocutore, il tycoon non ha esitato a far presente a Zelensky che quest’ultimo non ha affatto buone carte in mano, e che il suo atteggiamento rischia di portare il mondo verso la terza guerra mondiale. Frasi cristalline, pacifiche, non controvertibili. Frasi vere. Mentre l’Occidente continua ad annegare in un mare di ipocrisia e di rutilante propaganda, staccata da tempo da ogni elemento reale, Trump ha riportato il dibattito sulla Terra e ha messo di fronte a Zelensky e al mondo i crudi fatti.
Il presidente ucraino rappresenta il classico servo sciocco: utile finché se ne ha bisogno, carta sporca quando non serve più. L’ex comico è stato usato per tre anni da Biden come burattino di una guerra per procura. Americani e inglesi gli proibirono nella primavera del 2022, a pochi mesi dall’aggressione russa, di firmare una pace che avrebbe potuto risparmiare migliaia di vite e alle cui trattative l’Ucraina avrebbe avuto una posizione ben più forte. Biden lo ha illuso di poter vincere una guerra che mai avrebbe potuto avere tale esito.
Adesso Trump lo scarica con pochi complimenti, visto che la politica repubblicana è opposta a quella del predecessore democratico. L’Ucraina, che ha perso la guerra, ora perde pure la pace, umiliata e trattata come un territorio coloniale dallo spaccone Trump ed esposta ad ogni appetito del criminale Putin.
The Donald, ad ogni buon conto, fa semplicemente quello che ogni presidente americano ha sempre fatto: ovvero il puro e semplice interesse degli Stati Uniti. Per Biden gli interessi americani coincidevano con la prosecuzione della guerra, per Trump no. E lo dice apertamente, senza ipocrisia. Perché l’altra grande differenza di Trump con i vecchi inquilini della Casa Bianca è l’assenza di miserabili e finti veli moralistici. Per settant’anni gli Usa hanno trattato il pianeta come il proprio giardino di casa, attuando colpi di stato, provocando guerre, invadendo paesi per scopi economici, strategici e geopolitici; ogni volta però c’era il paravento di presunti scopi nobili, con democrazia da esportare, valori liberali da difendere e popoli da salvare.
A Obama, che ha sventrato la Libia e bombardato Siria e Yemen, venne dato addirittura il Nobel per la pace. Per questo fanno schifo tutti quei sepolcri imbiancati che urlano con scandalo alla fine dell’America di un tempo, allo smarrimento della politica statunitense, alla pericolosa deriva trumpiana. Trump sarà anche brutto e cattivo, e per molti aspetti lo è davvero: ma almeno non è ipocrita.
Gli Stati Uniti che piacevano agli intellettuali di casa nostra sono quelli che hanno distrutto Iraq e Afghanistan, che hanno mandato al potere Pinochet in Cile, o che hanno creato la prigione lager di Guantanamo. Sono quell’universo ripugnante di crimini e menzogne rivelato da Julian Assange, il quale ha provato sulla propria pelle quanto sia bella e buona l’America non vedendo la luce del sole per quattordici anni. Per porre fine alla distruzione dell’Ucraina ci voleva un folle come Trump. Gli altri folli, invece, continuano a coprirsi di ridicolo.
L’Europa si è ritrovata a Londra per serrare le file e tornare, come ha scritto Daniela Ranieri sul Fatto Quotidiano, a drogare Zelensky di bellicismo. Un’Europa in realtà di soli 9 membri su 27, più altri paesi della Nato. Un vertice che non ha prodotto niente di sensato, anche se ormai ci siamo abituati da tre anni; l’unico concetto che questa manica di squilibrati ha saputo produrre è un’ulteriore spinta ad una guerra già persa e un delirio totale sul riarmo perenne.
Ursula Von der Leyen, massima interprete della follia mentale di questi falliti che governano il continente, ha parlato alle istituzioni europee annunciando un piano da 800 miliardi di euro per armare l’Europa e continuare ad armare l’Ucraina. Si prendono fondi dal Pnrr e dal sociale e si buttano nella guerra: uno schifo, un puro delirio. L’Europa che per anni ci ha imposto restrizioni e tagli di spesa, l’Europa che ha strangolato la Grecia, l’Europa del patto di stabilità adesso proclama una nuova identità militare, un futuro fatto di conflitti e di bombe con soldi a pioggia provenienti dalle nostre tasche.
La propaganda continua a raccontarci la più falsa delle menzogne, ovvero il rischio che Putin invada l’Europa e punti fino a Lisbona. Anche il Presidente della Repubblica è caduto in simili meschinità, sparando l’offensivo e ridicolo paragone storico tra la Russia di Putin e il Terzo Reich nazista. Bene ha spiegato, tra i tanti, lo storico Luciano Canfora perché tale parallelismo è privo di ogni fondamento.
L’Europa spende già più dei russi per la difesa. In tre anni insieme alla Nato ha offerto agli ucraini – fuori (grazie a Dio) sia dall’Unione Europea che dall’alleanza atlantica – ben 320 miliardi di aiuti. Adesso la ciliegina finale, il suicidio definitivo tanto politico quanto morale di un organismo che ha rinunciato sin dall’inizio a ritagliarsi un proprio spazio, a promuovere una soluzione diplomatica e soprattutto a fare i propri interessi economici e strategici; oltre a raccogliere i cocci dei fallimenti, decidiamo dunque di esporci al pubblico ludibrio della Storia.
I folli tra di sé sanno riconoscersi, e si spalleggiano. Mentre l’Europa si punta alla testa i fucili che tanto brama, buona parte dei politici nostrani giubila all’idea di scendere in piazza per difenderla, questa Europa. Una bella manifestazione per ribadire i presunti valori europei, per appoggiare l’Ucraina, per urlare quanto sporca e cattiva sia l’America di Trump, ovvero la solita America degli ultimi settant’anni. Tutti avvolti nel blu della bandiera continentale: o meglio, nel verde militare, nuovo colore di questa compagine di buffoni con l’elmetto in testa.
Non in mio nome, un tale putridume.


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