Da oramai un anno e mezzo, da quando con tutte le vecchie forze di opposizione lanciammo la lista civica Voltiamo Pagina, certi personaggi locali mi etichettano come un fascista. “Vergogna, ti sei alleato con la destra!” “Stai con le camicie nere!” “Collaborazionista!”. Ho sempre riso di gusto di queste affermazioni folkloristiche, e ho smesso presto di ascoltare certe voci e di frequentare certi ambienti.
Adesso aspetto davvero a gloria il prossimo che mi verrà a fare simili discorsi: non vedo l’ora, non sto più nella pelle. Sono impaziente di incontrare il prossimo sedicente rappresentante della vera sinistra che sale sul pulpito della predica contro gli “inciuci”.
E’ notizia di fine novembre che in Europa Partito democratico e Fratelli d’Italia si sono uniti nell’appoggio alla nuova Commissione di Ursula Von der Leyen, una delle peggiori sciagure mai capitate nella politica mondiale. Con una maggioranza risicatissima l’impresentabile Ursula ha incassato il secondo mandato, e decisivi sono stati proprio i voti della fetta di socialisti rappresentati dal Pd italiano; un accordo nel quale, per altro, entra anche l’appoggio al meloniano Raffaele Fitto come nuovo vicepresidente esecutivo della Commissione.
Elly Schlein aveva tuonato: “mai con la destra!”. Ed eccolo là il capolavoro. Qui non si parla di un accordo civico in un comune di neanche 15.000 abitanti tra persone che si conoscono e si stimano, con un programma condiviso di interventi sul territorio in un contesto di decenni di mala amministrazione monocolore. Stiamo parlando del governo dell’Europa, di posizioni apicali dove si decide il futuro del nostro Paese e del continente: qui il Pd, a parole baluardo contro i fascismi veri e presunti, si intreccia ai conservatori per sostenere la Commissione più a destra della storia. D’altronde sui temi principali, dalla guerra all’austerity, il Pd ha la stessa linea di Fdi, e anzi spesso lo scavalca per ultra-atlantismo e cieco sostegno di ogni politica di riarmo e guerra a oltranza.
La follia dell’Europa si è palesata nuovamente col voto del parlamento di Strasburgo sulla mozione pro Ucraina che invita al fine guerra mai, apre all’utilizzo di missili per colpire il territorio russo e addirittura censura il cancelliere tedesco Scholz per aver osato chiamare Putin provando ad avviare un timido dialogo. Siamo alla follia. Le parole di personaggi come l’eurodeputata dem Pina Picierno fanno accapponare la pelle, e fanno domandare come faccia un partito che si definisce di sinistra ad avere tra le proprie fila questo ciarpame politico ed etico.
Libertà, diritti, democrazia: che belle parole. Le sentiamo ripetere di continuo dai crociati dell’Occidente, da coloro che descrivono la lotta del Bene contro il Male, dei Lumi contro i tiranni. Si sa che il cattivo è Putin, è lui che interferisce nelle votazioni e non rispetta la volontà popolare. Noi occidentali siamo tutti per le libere elezioni, tranne che però quando vincono quelli che non ci piacciono. “Ha stato Putin”, anche se Putin non c’entra nulla e anzi siamo proprio noi a interferire col processo democratico e a sabotare i regolari vincitori.
Prendete la Georgia. Lo scorso 26 ottobre alle urne vinse il partito “Sogno georgiano” del premier Kobakhidze, candidato neutralista, contrario ad avviare un rapido processo di ingresso nella UE e perciò definito dalle truppe nostrane un putiniano. L’attuale presidente Salomé Zourabichvili si è però rifiutata di accettare il voto e di lasciare il proprio posto, chiedendo nuove elezioni legislative. Le piazze si sono riempite di manifestanti pro Europa, subito osannati dalla stampa e dalla politica di casa nostra.
Ah, come sarebbe bella un’altra piazza Maidan! Perché quando è l’Occidente a mettersi contro la volontà popolare non si chiamano ingerenze, ma movimenti di libertà. Nel 2013 l’Ucraina fu fatta precipitare nel caos dal lavoro sotterrano degli Usa, i quali aizzarono le folle contro il premier eletto Yanukovic e diedero inizio alla rovina del paese. Oggi si vorrebbe fare lo stesso con la Georgia, dove però coloro che hanno vinto le elezioni hanno già annunciato che “la Georgia non è l’Ucraina”.
Allora, se non funziona con i georgiani, ci si prova con i romeni. In Romania pochi giorni fa il candidato di destra Georgescu, indipendente, ammiratore di Putin e perciò sgradito da Usa e Ue, ha vinto al primo turno ed era pronto ad affrontare il ballottaggio con un netto vantaggio sulla sfidante Lasconi, giovane donna liberale ed europeista. Con una mossa inedita e inaudita la Coste costituzionale, la quale aveva già chiesto di ricontare i voti ottenendo lo stesso risultato di prima, ha deciso di annullare il ballottaggio con la scusa di “ingerenze russe”, che avrebbero prova in alcuni documenti desecretati dall’attuale presidente Iohannis.
Con l’incredibile cifra di 400.000 euro i russi sarebbero stati in grado di invertire l’esito elettorale di un paese di circa 20 milioni di abitanti finanziando alcuni spot online di Georgescu. Ma davvero possiamo credere a questa roba? In un paese reduce da 30 anni di governi corrotti e screditati, l’outsider Georgescu rappresenta uno spauracchio inaccettabile per i nostri democratici da salotto, che non si danno per vinti e non accettano che il 63% di romeni si appresti a votarlo al ballottaggio.
Ah, come ci starebbe ben anche qui un’altra piazza Maidan. Valori occidentali per tutti, Europa per tutti, armi per tutti. Intanto ci possiamo accontentare di questa Consulta che fa a pezzi la volontà degli elettori. Ripescando Brecht, “il Comitato Centrale ha deciso: poiché il popolo non è d’accordo, bisogna nominare un nuovo popolo”.
D’altronde il faro, la guida dell’Occidente è il più democratico tra i democratici, il mitico Joe Biden. Così ancorato ai valori del mondo libero da aver concesso, all’ultimo miglio della sua presidenza, la grazia al figlio Hunter. “Una schifezza”, come l’ha definita il biografo del presidente Franklin Foer. Un gesto ipocrita che calpesta la democrazia, contro il quale la stampa nostrana si è ben guardata dal prendere posizione; eppure sono sicuro che saranno i primi a strillare il giorno che Trump deciderà di graziare gli assalitori di Capitol Hill. Si stracceranno le vesti, sparleranno di giustizia, democrazia, deriva fascista. Perché il pericolo viene da una parte sola, e i cattivi sono sempre gli altri.
Mica il povero Hunter Biden, il quale ha solamente una condanna per reati federali come l’evasione di 1,4 milioni di dollari di tasse e il possesso illegale di arma da fuoco; di questi denari, tra l’altro, parecchi vengono dalla posizione di Hunter nel Cda della società ucraina Burisma, colosso energetico.
La stessa Ucraina a cui il padre sta donando, con l’appoggio dei servi europei, da due anni e mezzo armi e soldi a pioggia? Ma guarda tu i casi della vita.


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