Un sovrano che si rispetti, da che mondo è mondo, necessita di una grande opera per farsi ricordare. Megalomania ed egocentrismo, unite alla volontà di garantirsi un posto eterno nella memoria collettiva, hanno spinto i regnanti o i personaggi politici di potere a lasciare una qualche visibile traccia di sé. Nell’antico Egitto alcuni faraoni decisero di rimanere immortali facendo costruire le piramidi, giganteschi capolavori di pietra che rappresentano l’immagine della grandezza dei loro costruttori e il luogo di riposo degli stessi fino alla fine dei tempi.
Un sindaco non è un faraone, ma può sentircisi. Può comportarsi da tale, e le conseguenze sono spesso nefaste. Riccardo Lazzerini sembra voler fare della nuova viabilità di Impruneta la propria piramide: l’atto con cui farsi ricordare, la testimonianza del suo passaggio. Ha errato così tanto per i fronti della politica imprunetina che una volta raggiunta la tanto agognata carica non può tenere un basso profilo; maggioranza-opposizione coast to coast, fino al definitivo salto col Coraggio di Cambiare Idea e la conquista della tessera del Pd. Questa viabilità sta diventando però non il suo sepolcro della futura vita nell’aldilà (gli auguro chiaramente altri cent’anni di salute), ma il sepolcro del nostro disgraziato paese.
Il grande e rivoluzionario processo di trasformazione del centro storico, il cambiamento epocale che dovrebbe far rinascere l’Impruneta, ad oggi ha prodotto solo una immensa desolazione e un colpo all’economia. Ci dicono che bisogna aspettare, che bisogna valutare alla fine del processo (ovvero in pratica quando saranno stati sistemati qualche orcio e qualche fioriera); è facile dirlo quando si può stare alla finestra a guardare, meno invece quando si deve fare i conti con gli introiti che calano e la paura che aumenta per il futuro della propria attività.
Sono i commercianti infatti coloro che più denunciano le conseguenze negative della nuova viabilità, nata in fretta e furia senza passaggi intermedi e senza alcun percorso partecipativo. Eppure nel programma di Impruneta Riparti era scritto in maniera chiara: la sperimentazione per il centro storico passerà da un percorso di confronto con cittadini, associazioni e commercianti. Ma i programmi sono dei pendoli da illusionista, o forse dei meri fogli di forma, perché tanto la gente – e come darle torto – nemmeno li legge più.
In attesa delle orde di turisti che secondo il Sindaco invaderanno il paese, attratte da eventi mai visti prima e dalla possibilità di circumnavigare il pozzo, la piazza appare una landa desolata: poche persone, tanta tristezza. Dicevano di voler togliere le macchine dal “salotto buono”, ma di fatto le hanno solo spostate in una lunga fila che fa a pugni con l’estetica e rende, ora sì, piazza Buondelmonti un parcheggio. Una piazza senza persone è al massimo una ex piazza. O magari, una volta dotata di un corridoio come quello che conduce in via della Fonte, può diventare una piazza di transumanza bestiame. Se questi tuttavia possono essere minimizzati come giudizi estetici, ciò che è oggettivo non è purtroppo contestabile.

Si è messa l’Impruneta su un piano inclinato che punta verso l’abisso per molte attività del centro, con la scommessa di vedere una miracolosa ripresa entro non si sa quali tempi. Ci penseranno i mirabili eventi di cui sopra, spesso legati a personaggi delle solite claque politico-amicali. Il problema è che molti commercianti potrebbero fare fatica a vederla questa ripresa. Qualora anche un solo negozio dovesse rinunciare ad un solo dipendente a causa di tale follia urbanistica, qualcuno dovrà risponderne. Sono i commercianti, coloro che lavorano sul territorio e per il territorio a chiedere un passo indietro. Non è il solito, polemico consigliere Franchi, o il suo compare fascista Zoppini; i quali possono essere attaccati come sempre accade, financo dicendo – come qualche miserabile fa sottotraccia – che firmare la petizione vuol dire firmare per Voltiamo Pagina.
Ognuno può avere le idee che preferisce sul centro storico di Impruneta, su dove debbano stare le auto e su quali debbano essere i sensi di marcia. Chi amministra un Comune non può tuttavia agire senza rispetto e considerazione per chi con fatica prova a mandare avanti un’attività. Ci vorrebbe poi, s’intende, rispetto pure per l’intelligenza. Dire che la nuova viabilità riduce l’inquinamento del centro storico è una fregnaccia così clamorosa che si fa fatica a commentarla; mi viene solo da evidenziare il paradosso per cui ad aver causato un aumento di smog e consumi – perché di questo si tratta – sia stata una maggioranza che si professa di vera e profonda sinistra. I duri e puri della bandiera rossoverde.
Prima di avviare ogni trasformazione edilizia e urbanistica, ci vogliono le infrastrutture. Ci vogliono le alternative. Insomma, bisogna essere pronti, e andare comunque per gradi. Altrimenti si fa la fine del caro vecchio Alessio Calamandrei, che chiuse due scuole senza avere alcuna certezza sulla realizzazione delle nuove; le quali, come sappiamo, non hanno visto e non vedranno mai la luce. Calamandrei è un altro faraone che cercava una piramide di gloria eterna, trovando però di eterno solo ben altro e lasciando all’Impruneta le macerie del suo sogno. Di sindaci con manie di grandezza e distruzione, francamente, ne avremmo anche abbastanza.



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