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DUE ANNI DI MENZOGNE

Secondo il drammaturgo ateniese Eschilo, vissuto nel V secolo a.C, “in guerra la prima vittima è la verità”. Nel 1917 il senatore americano Hiram Johnson espresse lo stesso concetto, con le stesse parole. Nulla era cambiato duemila anni dopo, e nulla è cambiato neppure oggi. Bugie e mistificazioni accompagnano da sempre ogni conflitto, perché bisogna portare le persone a farci l’abitudine, a credere a una realtà distorta che fa comodo a coloro che con la guerra hanno solo da guadagnare, sul piano politico ed economico. Le fake news non sono soltanto un prodotto di siti web di terz’ordine o di strane pagine social: basta sfogliare i più importanti e “autorevoli” quotidiani o seguire telegiornali e programmi d’approfondimento per essere investiti da un’ondata dirompente di menzogne.

Il caso più clamoroso degli ultimi anni è la guerra in Ucraina. Dal 24 febbraio 2022, giorno della criminale aggressione da parte della Russia di Putin, non c’è stato giorno in cui non abbiano tentato di lobotomizzarci con mostruose falsità. A cominciare dalla durata e dall’esito della guerra, la quale secondo la propaganda occidentale sarebbe stata in favore dell’Ucraina contro una Russia messa in ginocchio dalle terribili sanzioni. Draghi ci invitava a scegliere tra la pace e i condizionatori, Letta era certo che l’economia di Putin sarebbe crollata entro poco senza i legami con l’Europa, mentre la Von der Leyen sosteneva che l’esercito russo, alla canna del gas come attrezzature, fosse ridotto a cercare i semiconduttori nelle lavatrici. La vittoria era ad un passo, grazie alle mitiche controffensive delle truppe di Zelensky; bastava solo qualche altro invio di armi a sei o nove zeri.

Due anni dopo, ma in realtà anche prima, tutti si sono accorti che la Russia purtroppo sta vincendo e sta avanzando, seppur lentamente. Lungi dal crollare, l’economia russa cresce molto di più di quella europea, che invece è in recessione; pur investendo meno in armamenti rispetto ai paesi Nato, la Russia può contare su un esercito numeroso e attrezzato, oltre che su quasi 6000 testate atomiche capaci di smontare sul nascere ogni ambizione di vittoria totale da parte di imbecilli nostrani.

Gli analisti più accorti e soprattutto liberi avevano previsto sin dal febbraio 2022 ciò che sarebbe accaduto: una guerra impantanata e favorevole nel lungo periodo alla Russia. Certe posizioni erano però inaccettabili all’epoca, e chi le sosteneva diventava immediatamente un putiniano, al pari di coloro che ricordavano come il conflitto in Ucraina durasse in realtà dal 2014 e come la Nato, a dispetto delle promesse fatte trent’anni fa a Gorbaciov, si fosse estesa sino ai confini russi inglobando quasi tutto il vecchio Patto di Varsavia. Adesso che gli Stati Uniti hanno capito che l’Ucraina non può vincere, tutti i servi del patto atlantico si allineano alla narrazione del momento, la quale però non prevede di doversi sedere a un tavolo e trattare con la diplomazia.

La nuova linea l’ha spiegata bene il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg il 14 novembre 2023 in occasione del Consiglio di Difesa dell’Unione Europea a Bruxelles: “La situazione sul campo di battaglia è difficile. […] Bisogna sostenere l’Ucraina in modo che arrivi ai negoziati da una posizione di vantaggio”. Una guerra perenne quindi, un conflitto esasperato che permetta al complesso militare-industriale e finanziario di fare sempre più affari; ben lo aveva capito questo concetto Julian Assange, che in riferimento alla guerra in Afghanistan così parlò nel 2011: “L’obiettivo è utilizzare l’Afghanistan per riciclare denaro dalle basi fiscali degli Stati Uniti e dei Paesi europei attraverso l’Afghanistan e riportarlo nelle mani delle élite della sicurezza transnazionale”. Il 2023 non a caso è stato un anno record per le borse mondiali.

L’altro intento degli Usa è dividere sempre di più la Russia dall’Europa fino a separarle definitivamente. Smettere di acquistare il gas russo significa acquistarlo dagli americani, mossa che favorisce però soltanto lo zio Sam e di certo non il Vecchio Continente. E’ in questa ottica che va visto il sabotaggio del settembre 2022 dei gasdotti Nord Stream 1 e 2 nel Mar Baltico. Il primo venne inaugurato nel 2011 da una raggiante Angela Merkel insieme agli altri leader europei e all’allora presidente russo Medvedev, mentre il secondo non è mai entrato in funzione: avrebbe dovuto farlo, ma qualcuno ci ha messo le mani. Più volte i vertici Nato e Usa si erano opposti in passato alla sua realizzazione e avevano cercato in ogni modo di boicottarlo. Quando i gasdotti sono stati messi fuori gioco, la propaganda occidentale si è subito affrettata a dare la colpa al “terrorismo russo”. In realtà, come ipotizzato per primo dal premio Pulitzer del 1970 Seymour Hersh, dietro a questa criminale azione c’è lo zampino della Cia, che ha agito – lo hanno scritto anche New York Times e Washington Post – per mano di un commando ucraino.

Ancora una volta quindi bugie su bugie, propaganda su propaganda. La guerra in Ucraina ci è stata venduta come uno scontro di civiltà, una sfida tra il bene e il male con il mantra de “c’è un aggressore e un aggredito” (che non vale però in Medio Oriente, dove Israele occupa territori non suoi dal 1967). Nessuno in questi due anni ha raccontato cosa ci sia dietro il presunto baluardo di libertà e democrazia ucraino: la messa al bando dei partiti di opposizione, la repressione del dissenso e delle posizioni contrarie alla guerra, le violenze e i soprusi sui russofoni del Donbass sin dal 2014, l’uccisione di oppositori di Zelensky come il blogger cileno Gonzalo Lira, il terrorismo di Stato in atti come l’uccisione di Darya Dugina, figlia dell’ideologo di Putin. Addirittura c’è chi insiste nel dire che oggi il significato del 25 aprile sta nella resistenza ucraina, dove agiscono gruppi apertamente filonazisti che si ispirano al collaboratore delle SS Stepan Bandera.

In Ucraina si sta combattendo una guerra per procura tra gli Stati Uniti e la Russia, o forse la Cina. Si combatte sulla pelle del popolo ucraino, sulla cui vita anche noi giochiamo continuando a mandare armi per alimentare un conflitto che in due anni ha già fatto quasi 200.000 morti. Le guerre, da quando esiste l’umanità, si sono sempre risolte con un accordo. E da sempre non può esserci un accordo senza che qualcuno rinunci a qualcosa. Le parti devono venirsi incontro, come erano pronte a fare già nel marzo 2022, quando però l’intervento di Usa e Regno Unito impedì che la guerra finisse poche settimane dopo il suo scoppio.

Parlare di pace, di via diplomatica, di realismo politico e verità storica, è costato in questi due anni a molti giornalisti, politici, intellettuali, storici, analisti l’accusa di putinismo. Financo a papa Francesco, tra i maggiori sostenitori di un accordo di pace. Niente sarebbe stato possibile senza la propaganda. Anzi, probabilmente senza propaganda non ci sarebbe nessuna guerra. E’ di bugie che si nutre il potere, finché trova qualcuno disposto a farsele raccontare.

Ps: sull’argomento consiglio il recente “Scomode verità” di Alessandro Di Battista, con prefazione di Piergiorgio Odifreddi. Due delle poche voci coraggiose, libere e intellettualmente oneste nel panorama della nostra informazione.

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