“Vergogna”, “Ti credevo uno dritto”, “Traditore”, “Collaborazionista”, “Venduto”, “Poltronaro”, “Fascista”. Me ne hanno dette veramente di tutti i colori da quando il 25 marzo del 2023 srotolammo per la prima volta la bandiera di Voltiamo Pagina nella sala Falcone e Borsellino e tutte le vittime di mafia. Di fascista, soprattutto, me lo hanno detto così tante volte che in certi momenti mi saliva proprio la voglia di invadere l’Etiopia, come dicevo beffardamente in alcuni comizi della campagna elettorale.
Tutte le critiche sono legittime. Tante rafforzano, molte aiutano. Bisogna poi vedere da chi vengono, e lì casca spesso l’asino. In ogni caso, questo fiume di sparate e offese gratuite ha sicuramente reso ancor più bella l’avventura iniziata un anno fa. Voltiamo Pagina è stata una vera novità nella realtà politica paludata del nostro Comune. Effettivamente è stata una novità singolare anche a livello nazionale – tanto da suscitare l’attenzione persino di un telegiornale Mediaset – perché una simile unione di idee e provenienze politiche tanto diverse non si era forse mai vista.
Nessuno di noi ha rinnegato da dove viene, anzi ne ha fatto un elemento di ricchezza; le bandierine partitiche e le ideologie sono state però messe da parte in nome di un comune sentire per Impruneta, di un progetto fondato sugli stessi pensieri per lo sviluppo e la ripresa di questo disgraziato territorio. In politica alla base di molte liste vi sono biechi interessi e opportunismo, con l’unione di persone che magari si detestano, o ad andar bene hanno scarsissima stima e fiducia reciproca. Noi non siamo nati così.
Alla base di Voltiamo Pagina – è proprio questo credo anche il motivo che permette di unire retroterra culturali opposti – vi è un legame solido e sincero tra le persone, in primo luogo tra noi fondatori che abbiamo condiviso dal 2018 al 2023 l’esperienza in consiglio comunale. Abbiamo saputo fare squadra, ci siamo uniti laddove invece la consuetudine era di andare separati, e abbiamo trovato per strada, oltre alla collaborazione politica, una bella amicizia. Come tutti quelli che si candidano a qualcosa, avremmo di sicuro voluto vincere, e devo dire che un po’ ci speravamo. Ma se ti candidi sai che puoi farcela come no.
Nonostante il terzo posto siamo rimasti in piedi, perché come detto il nostro non era un carrozzone col solo fine elettorale, un “guazzabuglio” (altro termine caro alle critiche) senza futuro. Un anno dopo Voltiamo Pagina è viva e vegeta, grazie ad un nucleo di persone che combattono unite in nome della passione per il territorio. Senza interessi, senza personalismi, senza giochini e veleni interni.
Anche io sono rimasto vivo a combattere, di nuovo dai banchi del consiglio comunale. Lavoro duro, frustrante, a tratti deprimenti quando ci si trova davanti certi personaggi che alzano la mano a comando e non conoscono minimamente gli atti di cui si sta parlando (e talvolta neppure la lingua italiana). A questo giro insieme al mio candidato sindaco, amico e compagno di lotte Matteo Zoppini – persona splendida e dalla rara preparazione, che sono ben felice di aver incontrato nel mio percorso – ci siamo beccati persino una querela dal mitologico segretario comunale Vincenzo Del Regno: a pestare i piedi al potere si rischia, ma se cercavano due persone da poter intimidire, hanno decisamente sbagliato bersaglio.
Tuttavia sono contento di essere da questa parte della barricata, di andare in direzione ostinata e contraria. In fondo mi sono sempre trovato a mio agio con le minoranze, e poi nella maggioranza imprunetina non sarei entrato e non entrerei neanche sotto tortura. Questi pochi anni di esperienza politica mi hanno insegnato che preferisco aver a che fare con persone di idee politiche distanti, ma preparate e intellettualmente oneste, piuttosto che con individui vicini come ideologia ma con cui non sento di avere in comune proprio un bel niente.

Alcuni mi hanno detto che ho provato a fare il “listone” solo per provare a prendermi una poltrona, per vincere facile. Di solito però per vincere facile bisogna andare con chi le elezioni è abituato a vincerle, non chi perde da sempre. Sarebbe stato per me molto più comodo entrare nella coalizione di maggioranza, mi erano persino state fatte delle proposte. Da certi ambienti però mi tengo alla larga.
Dio me ne guardi dalla politica dei capannelli, dei piccoli e squallidi movimenti sottobanco, della gestione del potere finalizzata a mantenerlo; la politica di personaggi folkloristici, di gente che comanda da sempre e si sente perciò autorizzata a fare quello che vuole, come dei Marchesi del grillo mal riusciti. O di gente che pur di arrivare a comandare, di entrare nella stanza dei bottoni, ha svenduto senza paura la propria faccia e la propria dignità, nel più classico e miserabile dei trasformismi all’italiana.
Le mie idee su Impruneta e sui suoi temi sono sempre le stesse, sin da quando avevo quindici anni. Destra e sinistra esistono, ma le ho sempre ritenute secondarie nei dibattiti locali, specialmente in un contesto particolare come quello imprunetino. A maggior ragione se poi le si considerano feticci da agitare, come è abitudine specialmente a sinistra. I duri e puri locali, i primi ad urlare alla minaccia fascista ogni volta che Matteo Zoppini apre bocca, sono poi talmente democratici da mettere bavagli alle commissioni, calpestare la trasparenza e fregarsene altamente delle leggi. Per giunta, sentire rivendicazioni di “vera sinistra” da chi ha in tasca la tessera del Partito democratico mi fa davvero ridere.
Con coerenza e senso del dovere porterò avanti il compito che mi hanno assegnato gli elettori. Con entusiasmo e gioia continuerò la mia esperienza in Voltiamo Pagina. Ancora, e fieramente controcorrente.


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