A volte nella vita capita un’occasione. Succede, seppur di rado. Non è detto che essa sia buona, ma è proprio quando sembra non esserlo, quando anzi sembra magari tutto fuor che un’occasione, che bisogna saperne approfittare.
Un grande del Novecento, un mio personale e affezionato riferimento, Tiziano Terzani, ci guida in questa prospettiva. Il 14 settembre 2001, tre giorni dopo l’attacco alle Torri Gemelle, “Il Corriere delle Sera” pubblicò una lettera di Terzani intitolata Una buona occasione. Mentre tutto il mondo occidentale si affannava e preparava la folle corsa alla guerra, in un rincorrersi frenetico di sete di vendetta e contrapposizioni manichee, Terzani faceva proprio l’opposto: invitava a fermarsi. Da viaggiatore, da persona che aveva conosciuto il diverso e aveva tentato di capirlo, comprendendone anche le ragioni più estreme, Terzani aveva chiaro che il nostro Occidente non poteva fare come la rana del proverbio cinese, che guardando in su dal fondo di un pozzo crede che quel che vede sia tutto il cielo.
L’odio genera solo altro odio, e non è rispondendo al fuoco con il fuoco che si risolvono le tensioni tra popoli e civiltà; semmai le si aumentano, e dopo l’11 settembre ci si scordava per altro che quell’Osama Bin Laden divenuto nemico numero uno del cosiddetto mondo libero era stato anni prima finanziato e sostenuto dagli americani in funzione antisovietica. Terzani disse: “Dipende da quel che noi faremo, da come reagiremo a questa orribile provocazione, da come vedremo la nostra storia di ora nella scala di storia dell’umanità, il tipo di futuro che ci aspetta”.
Un evento tragico dalla portata globale poteva diventare quindi l’occasione per un momento di riflessione, ascolto e domande. Nessuno a livello politico seguì le parole del giornalista fiorentino, e le conseguenze le paghiamo ancora oggi, nel nostro mondo che si dirige guerra dopo guerra verso l’apocalisse nucleare.
Qualche anno prima invece per Terzani l’occasione giusta era arrivata in seguito a un dramma molto più privato. A metà degli anni Novanta gli venne diagnosticato un cancro all’intestino. Una notizia terribile, capace di lacerare un essere umano sin nei suoi più remoti abissi. Quale opportunità può celarsi dietro una malattia e il suo probabile esito fatale? Nessuna, in apparenza. Tuttavia Terzani trasformò quella diagnosi nel punto di partenza di un percorso nuovo, di un viaggio alla scoperta di sé attraverso esperienze diverse di medicina tra America e Asia, culminato in una piccola casetta tra le montagne dell’Himalaya. Da tale avventura introspettiva nacque nel 2004 Un ultimo giro di giostra, tra i libri più belli e densi di significato scritti da Terzani.
Trova qui posto la concezione di vita e morte come facce di un’unica medaglia, come inscindibili pilastri della realtà; così quindi anche il bene e il male sono a suo dire aspetti non separabili, e il tutto si regge sulla loro alternanza, il loro dialogo, la loro connessione. Scrive Terzani: “A conti fatti tutto il malanno di cui ho scritto è stato un bene o un male? E’ stato, e questo è l’importante. E’ stato, e con questo mi ha aiutato, perché senza quel malanno non avrei mai fatto il viaggio che ho fatto, non mi sarei mai posto le domande che, almeno per me, contavano. Questa non è un’apologia del male o della sofferenza- e a me ne è toccata ancora poca. E’ un invito a guardare il mondo da un diverso punto di vista e non pensare solo in termini di ciò che ci piace o meno”.
Trovo che ci sia una grande verità in queste parole. La vita è un cammino lungo nel quale possono verificarsi molte cose, talvolta impreviste e negative, con una gravità diversa. Per quanto difficili, alcuni momenti dietro il velo della sofferenza nascondono la possibilità di aprire nuove porte, di iniziare fasi migliori e più consapevoli, financo di essere più felici. Sarebbe bello impostare dall’inizio per la nostra strada un andamento lineare e perfetto, ma non è così che funziona. Non è così che si muove l’universo. E poi, tra l’altro, sarebbe tutto anche più piatto.
Viva le occasioni dunque, quando sanno essere buone.


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