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BUON VENTO, MATTEO

Uno spettro si aggira per l’Italia, da ormai molti anni: lo spettro dell’astensione. Onnipresente agli appuntamenti elettorali, risulta quasi sempre il vincitore per distacco delle competizioni. La Toscana in queste elezioni regionali non si è salvata dal disamore verso la politica, e solamente il 47% degli aventi diritto, meno di un toscano su due, è andato a votare.

Di fronte a questi dati ogni altro discorso dovrebbe azzerarsi, e il giubilo di chi pensa di aver vinto le Olimpiadi dovrebbe ridursi alla mesta consapevolezza di governare un territorio dove la gente non ha più fiducia nelle istituzioni e non crede più alla democrazia rappresentativa; i nuovi – in realtà vecchi – amministratori hanno il dovere di comprendere di rappresentare solo una fetta esigua dell’elettorato, di avere il sostegno di una minoranza.

Ha vinto chi si sapeva lo avrebbe fatto, ovvero il solito centrosinistra. Ci toccano altri cinque anni di Eugenio Giani, cariatide politica che frequenta le stanze dei bottoni da parecchi decenni. Sagre, inaugurazioni ed eventi vari saranno il suo pane per un nuovo entusiasmante quinquennio, nel quale la stessa classe dirigente tirerà i fili della nostra Regione.

Siamo salvi dal pericolo fascista, dalle camicie nere armate di manganello e olio di ricino, e questo basta a fare contento l’elettorato del Partito democratico e dei suoi servili vassalli. Chissenefrega se ci troveremo ancora persone che amministrano il potere per il potere, che attuano politiche clientelari, che piazzano i trombati dei partiti in partecipate e consigli di amministrazione; pace se la sanità, la gestione dei rifiuti, le opere pubbliche, i rapporti con i singoli comuni continueranno ad annegare in un mare di incapacità, errori ed arroganza. Ma questo ci meritiamo.

Alessandro Tomasi si è fermato al 40%, sebbene la sua mitezza il buongoverno a Pistoia fossero un buon biglietto da visita per candidarsi a guidare la Regione. Sono dispiaciuto del mancato ingresso, per un pelo, in Consiglio regionale di Antonella Bundu, donna di grande intelligenza a cui ho dato con convinzione il mio voto. Sono lieto invece del pessimo risultato del Movimento 5 Stelle (e parlo da loro elettore a livello nazionale), il quale ha perso tre punti percentuali rispetto al 2020 pagando la vergognosa e squallida decisione di saltare il fosso e accodarsi a Giani solo per strappare qualche poltrona: chi si muove con questa incoerente disinvoltura, in barba ad anni di battaglie, è bene che raggiunga presto quota zero nei consensi.

Al di là comunque di ogni giudizio sui risultati, una luce ha illuminato la mia lettura del voto: l’elezione di Matteo Zoppini a consigliere regionale. La gioia umana supera quella politica, perché il rapporto che ho con Matteo va oltre ogni alleanza legata all’impegno civile.

Se nella vita già è cosa non facile instaurare legami sani e profondi, ancor più complicato è nell’ambito politico. In questo mondo di sangue e merda spesso si sta insieme per necessità o convenienza, stringendo al massimo con chi ci sta vicino un’intesa di superficie legata alle comuni posizioni. Con Matteo sin dai primi mesi di conoscenza è stato diverso.

Quasi coetanei, ci trovammo nel 2018 a lavorare insieme dai banchi dell’opposizione, e sebbene le provenienze culturali e ideologiche fossero opposte, mi accorsi di avere di fronte una persona preparata, appassionata e disposta a lavorare con fatica per migliorare il nostro territorio. Non ho mai ragionato a compartimenti stagni, l’ottusità non è mai stata una mia caratteristica, ma il suo appartenere a Fratelli d’Italia poteva essere un ostacolo ad un avvicinamento personale e politico. Molti avrebbero voluto che fosse così, ma io ho seguito esclusivamente la mia testa e il mio istinto.

Negli anni siamo diventati inscindibili nella lotta in Consiglio comunale, sino alla anomala ma convinta decisione di unire le forze due anni fa in una lista civica unica inedita che raccogliesse l’esperienza di opposizione della precedente legislatura. Candidato Sindaco lui e vice io, entrammo nuovamente in Consiglio per sfidare ancora, stavolta davvero da soli, un potere in cui non ci siamo mai potuti riconoscere.

Abbiamo combattuto molte battaglie, prendendoci rischi, critiche, insulti e minacce, nonché simpatiche querele intimidatorie. Toccare argomenti tabù come l’Opera Pia, o pestare i piedi a pericolosi intoccabili come il Segretario Generale Vincenzo Del Regno, imputato per corruzione, costa caro. Ne siamo sempre stati consapevoli, ma non abbiamo mai arretrato di un centimetro.

Sono proprio il coraggio, la determinazione e la convinzione di dover combattere per ciò che è giusto, e in cui si crede, le qualità che maggiormente mi hanno colpito di Matteo; in una società dove pavidità e ignavia sono il tratto distintivo di tante, troppe persone, trovare qualcuno che si occupa della cosa pubblica senza guardare in faccia nessuno è stata una gioiosa scoperta, che mi ha permesso di affrontare il difficile e ingrato mestiere di consigliere comunale con incrollabile spirito di lotta.

Matteo Zoppini rappresenta anche un esempio di persona competente, preparata, che parla sapendo ciò che dice e con un retroterra culturale e tecnico di cui rimanere sopresi. Sono d’altronde assai numerosi i ciarlatani che quando aprono bocca in un comizio o in Consiglio comunale perdono una valida occasione per tacere. Sono fiero di fare politica nel mio paese a fianco di un ragazzo intelligente, con il quale è piacevole e stimolante parlare anche di questioni su cui non siamo d’accordo.

Non abbiamo mai nascosto le differenze, soprattutto quando sono emerse nell’aula Falcone e Borsellino: meglio voti diversi ma argomentati, che voti uguali ma balbettati, preordinati e talvolta palesemente ignoranti. Matteo è un amico sincero della cui lealtà non ho mai dubitato, e mai dubiterò. Ho sostenuto con convinzione la sua decisione di candidarsi alle regionali, perché la politica ha bisogno ad ogni livello di simili rappresentanti. Ce l’ha fatta, tra mille difficolta, riuscendo a strappare 4271 preferenze. Un risultato storico, che permette ad Impruneta di avere a Palazzo Panciatichi un concittadino che potrà lavorare anche per essa, senza dubbio con serietà e competenza.

Per il momento continueremo a rimanere insieme anche nella trincea del Consiglio comunale, ma se in futuro le nostre strade politiche dovessero dividersi, egli rimarrà sempre per me un punto di riferimento e un amico sincero.

Coraggio Matteo, adesso c’è una nuova sfida da affrontare. Senza dubbio saprai farti trovare pronto. Buon vento, e buona fortuna.

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