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COSI’ E’ SE VI PARE

Non ho mai creduto all’astrologia, un po’ per convinzione e un po’ per pregiudizio. C’è anche una componente di paura, come nel farsi leggere le carte; pensare che un’analisi degli astri possa dare indicazioni e previsioni per la nostra vita mette inquietudine, e si tende a rifuggire da tale mondo.

Del segno dei Gemelli eppure ho molte caratteristiche, su tutte – mi rendo conto – l’essere due persone diverse in un corpo solo. Non intendo una doppiezza ambigua e viscida. Falsità e ipocrisia non mi sono mai appartenute, chi si interfaccia con me troverà sempre nel profondo lo stesso Gabriele. La mia tuttavia è una natura di Giano bifronte che vede da una parte una composta razionalità e dall’altra uno scatenato istinto.

A metà tra il serio e il giullaresco, tra la cultura e la trivialità, tra il poter dare l’esempio e l’essere l’ultimo esempio da seguire. Passerei serate a scrivere, come sto facendo adesso, e ugualmente mi perderei nel tempo del vizio e dei bagordi. Il mio vivere ogni cosa con passione mi porta talvolta ad eccedere, a non saper controllare quella sorta di diavolo provocatore, fumino e polemico che respira nel mio animo. Talvolta me ne dispiaccio, ma in fin dei conti non mi cambierei con nessuno. Non rinuncerei a nessun aspetto della mia personalità, neppure a quelli più controversi. Commetto errori, come tutti, e da essi cerco sempre di imparare. Mi rallegro però del mio essere singolare, originale, variopinto.

C’è chi passa tutta la sua vita a cercare di andare d’accordo con chiunque, il che significa spesso campare come un liquido, prendendo la forma del contenitore in cui ci si trova. Ci sono anche individui di natura mansueti, miti, capaci di instaurare buoni rapporti con gli altri in maniera indistinta; sono persone apprezzabili, con doti che invidio.

Ma l’esperienza mi ha insegnato che la maggior parte dei casi è bene diffidare di chi sta sempre nel mezzo, di chi rifugge ogni contrasto, perché le cause di tali atteggiamenti sono da ricercare in una profonda pavidità esistenziale e in una falsa e meschina indole. Sono abituato a dire ciò che penso, a schierarmi, a prendere dei rischi. Soprattutto prediligo dire le cose in faccia, assumendomi rischi e responsabilità.

Molti non hanno le palle – perdonatemi la licenza volgare – di guardarti negli occhi e palesare il proprio pensiero. Preferiscono nascondersi, parlare alle spalle, gettare fango e male parole salvo poi salutarti appena ti incontrano con sorprendente cordialità. Ci sono i santoni, gli autoproclamati giudici, che si pongono su piedistalli e indicano il cammino, salvo poi avere una moralità ripugnante da quando si alzano a quando rimettono le terga nel letto. La gente è il più grande spettacolo del mondo scriveva Bukowski, e non si paga nemmeno il biglietto.

Non parliamo poi degli incontri che si fanno nel cammino sentimentale. E’ facile ingannarsi, ed essere ingannati. Credi di avere trovato Oriana Fallaci, e invece ti ritrovi la brutta copia di Wanna Marchi: donne (nel mio caso, ma il discorso è validissimo anche al maschile) brave a vendersi, a dissimulare, miserabili piazziste che camminano pericolosamente sul filo dello squilibrio e vendono una realtà che non esiste. Sedicenti amazzoni dal carattere fiero soltanto a parole, perché nei fatti sono come un budino. Tigri di carta, ologrammi, modelle da social network che si sciolgono appena accendi la luce della verità.

Per ogni venditore di boccette d’aria serve comunque un fesso che le acquisti, dunque alzo la mano e faccio mea culpa. Tutto d’altronde serve, tutto ha un senso più grande. Il tempo perduto non esiste, e tra rimorsi e rimpianti si va avanti provando ad allargare le braccia a prua mentre la vita soffia il suo vento. Di sicuro con il tempo si impara a tenere alla larga certi personaggi, a mischiarsi sempre meno volentieri con diffuse orde di vigliacchi e ipocriti.

Non mi sento e non sono migliore di (quasi) nessuno, ma mi percepisco diverso. Orgogliosamente diverso. Con qualcosa da dire e da pensare, in un mondo dove parecchi tengono spento il cervello o proprio nemmeno ce l’hanno. Ho da dire e da pensare anche cazzate, anche errori, anche gaffes. Nondimeno qualcosa lo tiro fuori. A modo mio, in quella maniera ostinata e contraria che in ogni ambito è l’unica che mi riesce, e l’unica che voglio seguire.

“E quindi tiro avanti e non mi svesto dei panni che son solito portare”.

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