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CHE HAI FATTO IN TUTTI QUESTI ANNI

La nostra vita ha bisogno di essere riempita da cose belle che toccano le corde dell’anima e che ci lasciano emozioni destinate a durare. Il cinema ha sicuramente questo potere.

Chi lo ama sa trarre da certe pellicole molto di più di qualche ora di intrattenimento; ci sono bellissime storie di azione, di romanticismo, di rievocazione del passato, di fantasia. Poi ci sono film che sono qualcosa di superiore, straordinari viaggi di sentimento capaci di far sognare ogni volta che li si guarda, o semplicemente li si pensa.

Tra questi, in alto sopra a tutti c’è per me C’era una volta in America. Più di un semplice film, più di una semplice storia, il capolavoro di Sergio Leone è un’avventura unica non inquadrabile in nessun genere classico della cinematografia: è il grande romanzo di un artista, è un apparente gangster movie che racchiude in realtà una storia di amore, amicizia, tradimenti e passioni sullo sfondo dell’America mitica di inizio Novecento, quella vista dagli occhi sognanti d’oltreoceano.

Un film sulla vita e sul Tempo, sul suo inafferrabile mistero e sul suo incontrovertibile percorso. Il Tempo inafferrabile, affascinante, il Tempo de “ A la recherche” di Marcel Proust. Forse un sogno, partorito dalla mente di Noodles annebbiata dall’oppio.

Le oltre quattro ore di scene sono un voluto e costante ritorno al passato, una spirale che si distacca dalla narrazione cronologica e ripercorre in vari momenti l’esistenza di una banda di malavitosi del Lower East Side di New York. A rendere indimenticabile questo film contribuisce straordinariamente anche la colonna sonora di Ennio Morricone, una delle più belle prodotte dal Maestro: chiudere gli occhi ed ascoltarla fa compiere un viaggio nella nostra vita. Tante sono le scene indelebili entrate nel mito.

E’ difficile sceglierne una, tra il ballo di Noodles e Deborah sulle note di Amapola, il loro intenso dialogo da bambini prima e da grandi poi declamando il Cantico dei Cantici, Patsy che si abbuffa nella charlotte russa con panna destinata in origine a Peggy, l’incontro finale tra Noodles e Max. La battuta probabilmente più iconica e famosa è quella con cui Noodles, rispondendo a Fat Moe che lo riaccoglie dopo trentacinque anni, gli dice: “sono andato a letto presto”. Dalla domanda di Fat Moe, “Che hai fatto in tutti questi anni”, il giornalista Piero Negri Scaglione ha dato il titolo ad un libro pubblicato a settembre 2021, il quale ripercorre la storia dentro la storia di C’era una volta in America, l’avventura di Sergio Leone per arrivare a realizzare il proprio capolavoro.

Un’ossessione, una rincorsa, una lunga gestazione cominciata nel 1966 e durata diciott’anni, fino all’uscita del film nel 1984. Negri Scaglione racconta come dalla lettura di “The Hoods”, un piccolo libro di un autore ebreo di nome Harry Grey, sia nata in Leone l’ispirazione per un film che ne riproducesse le vicende; tra aneddoti, documenti originali, retroscena ed interviste, il giornalista piemontese ci conduce alla scoperta del tortuoso percorso che rese possibile la pellicola, all’inizio tagliata, stravolta e non apprezzata negli Usa, mentre in Europa, nella versione integrale, il pubblico seppe coglierne fin da subito la sontuosa magia.

C’è tanta Italia nel film, con le riprese effettuate a Venezia, sul litorale romano e negli studi di Cinecittà, e ci sono tanti protagonisti italiani, americani e non solo che da dietro le quinte hanno costruito questo spettacolo reso immortale dall’interpretazione magistrale degli attori. Su tutti, il mio preferito: Robert De Niro.

Sono parecchi i film in cui l’attore newyorkese ha impresso la sua orma nella storia della settimana arte, spesso diretto dall’altro mio grande amore Martin Scorsese. E’ sotto la regia di Sergio Leone che però De Niro si è consegnato all’epicità. David “Noodles” Aaaronson è un personaggio iconico, protagonista di una vita fuori dalla cosiddetta normalità ma in contemporanea così simile al cammino di ognuno di noi.

Il mistero e lo splendore di C’era una volta in America sta tutto nella scena finale. Nel sorriso enigmatico di Noodles, mentre si trova disteso a fumare oppio nel teatro cinese, sta tutta la grandezza del film di Sergio Leone. In quel fumo, e in quel sorriso, ognuno saprà dare un proprio valore al Tempo che sfugge, provando a capire dove finisce la realtà e dove comincia il sogno.

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