Siamo sempre responsabili delle nostre azioni. Quando agiamo o parliamo dobbiamo ricordarci che tutto porta a determinate conseguenze, in alcuni casi anche sul piano legale.
Marco Galassi ha sbagliato. Lo abbiamo ribadito sin da subito nei comunicati, nei volantini, e lui stesso è il primo a rendersene conto. Ha usato un termine che non avrebbe dovuto utilizzare, prestando inevitabilmente il fianco sia ad una querela che alla successiva condanna; sul piano giudiziario era inevitabile che egli risultasse punibile, come infatti è avvenuto. Né io né altri abbiamo in alcun modo messo in dubbio la sentenza e la sua inattaccabilità giuridica.
Ci sono tuttavia tanti piani in questa vicenda. Tanti aspetti che si intrecciano, e che devono far scendere subito dal pulpito coloro che intendono fare prediche e che si sono affrettati a portare Marco Galassi in tribunale. Partiamo dal contesto, dall’argomento che ha portato Marco ad utilizzare il termine incriminato.
La rabbia da cittadino si è scatenata riguardo al famoso progetto di rifacimento di piazza Buondelmonti. La comprendo benissimo la sua rabbia, la sento mia, perché di questo tema mi sono occupato per molto tempo; fu proprio tale questione a far iniziare il mio attivismo nella politica locale, nel lontano 2011. Avevo solo quindici anni, ma non esitai un attimo a prendere parte alla battaglia di Roberto Viti contro una incredibile e vergognosa follia amministrativa.
L’allora Giunta Beneforti voleva andare avanti nella trasformazione di piazza Buondelmonti, secondo l’ultimo dei tanti progetti proposti negli anni. La piazza sarebbe stata ripavimentata in cotto, resa da convessa concava e il pozzo sarebbe stato spostato tipo le statue di Abu Simbel. Delirante, sebbene fosse probabilmente la più sobria delle tante idee partorite dalle menti di stravaganti architetti, tutti ben pagati con soldi pubblici: dal 1995 al 2011 infatti il Comune di Impruneta ha tirato fuori 215.000 euro soltanto di progetti, uno più ridicolo dell’altro.
Io, Viti e altri cittadini costituimmo un comitato e in poche settimane raccogliemmo 926 firme, un chiaro segnale di quanto la popolazione non volesse proseguire nello spreco di denaro e nello stravolgimento del centro storico. Anche grazie a quell’iniziativa la Giunta frenò nelle sue intenzioni, e il progettone faraonico andò pian piano in archivio. Nessuno però si è mai scusato per aver gettato al vento centinaia di migliaia di euro provenienti dalla nostre tasse, men che meno il Partito democratico, principale responsabile politico di questo scempio. Anzi, il Pd ha avuto pure il coraggio nel 2022 di ritirare fuori il progetto con un’osservazione al Piano strutturale, per fortuna senza conseguenze concrete.
Proprio contro il partito si è rivolto Marco Galassi nel commento incriminato, utilizzando un termine sbagliato e diffamatorio ma esprimendo una comprensibile rabbia verso l’incapacità e gli errori di una intera classe dirigente. Eppure, sebbene il bersaglio del suo attacco fosse il Pd, Marco ha visto nella causa contro di lui il Comune di Impruneta costituirsi parte civile. Da quando un partito e un’ente pubblico coincidono? Senza dubbio nella mente di chi ci governa è così, abituati da sempre a stare al potere e a trattare le istituzioni come il cortile di casa.
Il Sindaco Riccardo Lazzerini ci ha messo pochissimi giorni a presentare una denuncia-querela nei confronti di Galassi, e oltre a costituire il Comune parte civile è stato volutamente chiesto all’accusato il massimo risarcimento possibile. Galassi è stato così condannato a pagare 650 euro di multa e 10.000 euro di risarcimento per i danni morali in favore della parte civile, oltre naturalmente alle spese legali. Si è deciso di tirare il collo ad un privato cittadino, senza minimamente preoccuparsi della moralità di una simile azione e senza considerare le responsabilità politico-amministrative di chi ha sprecato 215.000 euro per progetti inutili, grotteschi e inconcludenti.
Il messaggio pare chiaro: colpirne uno per educarne cento. L’Amministrazione Lazzerini ha sempre mostrato profonda insofferenza nei confronti di critiche e commenti scomodi, e se come in questo caso c’è un (giusto) appiglio legale ecco che la mannaia della repressione scatta senza pietà. Statevene a casa, al vostro posto, e in silenzio. Perché appena fate un passo falso, cari cittadini, la pagate chiara. Chi ci governa non ha il ben che minimo senso della morale e dell’etica, anche perché se ce l’avesse si guarderebbe bene dall’intraprendere con simile accanimento certe azioni legali.
Coloro che hanno portato Galassi in tribunale sono gli stessi che sono rimasti zitti, mostrando semmai assoluta complicità, di fronte alle rivoltanti accuse e minacce del Segretario Comunale, il quale tra aprile e maggio ha riversato ogni infamia possibile nei confronti del sottoscritto e di Matteo Zoppini. Un Segretario Comunale pagato fior di quattrini, che dovrebbe avere un ruolo super partes e di certo non dovrebbe permettersi di dare di “fascisti”, “cornuti”, “dissociati” (tanto per citare solo alcuni degli epiteti utilizzati) a dei rappresentanti dei cittadini.
Lazzerini stava zitto a braccia conserte mentre Del Regno ci vomitava addosso quelle offese e mi faceva portare fuori dall’aula consiliare. Lazzerini non ha detto niente per settimane, per mesi: mai ha proferito parola da quando si sono verificati i fatti. Eppure ha aspettato solamente pochi giorni prima di denunciare Marco Galassi, portarlo in tribunale e chiedergli il massimo risarcimento possibile per un commento su Facebook.
Addirittura stamani in un comunicato il Faraone ha avuto il coraggio di dire che “Questa amministrazione continuerà a richiedere in ogni sede il rispetto delle istituzioni e dei ruoli che le rappresentano, a tutela del corretto confronto pubblico […] L’amministrazione continuerà a vigilare affinché il dibattito pubblico resti nell’alveo del rispetto reciproco”. Che ipocrisia, che squallida disonestà intellettuale, che doppiopesismo.
Fa ridere vedere Lazzerini paladino e difensore del Partito democratico, quel partito che quando era all’opposizione attaccava in ogni modo. Poi ha capito che per diventare Sindaco andava presa la tessera giusta, e così anni di battaglie sono stati buttati alle ortiche pur di mettere le terga sull’ambita poltrona.
Marco Galassi ha sbagliato, e ha pagato. In maniera però sproporzionata, e totalmente fuori da ogni morale. Il potere che lo ha portato di fronte ai giudici è un potere arrogante, pericoloso, ipocrita. Io e Matteo Zoppini siamo stati querelati, i commercianti sono stati tenuti alla porta da incontri pubblici e apostrofati come mentecatti ed evasori, una cittadina a Bagnolo fu accusata di aver preso soldi per un intervento di critica verso la Giunta. Chi ci governa vorrebbe fare la morale, e vorrebbe zittire il dissenso. Purtroppo per loro, cascano e cascheranno sempre male.
Coraggio Marco, chi scrive questo articolo e anche tanti imprunetini per bene sono con te. Hai imparato la lezione e saprai farne tesoro, ma non perdere il tuo spirito battagliero. Prima o poi girerà il vento all’Impruneta, e finiranno anche gli abusi e le meschinità del potere.


Aggiungi un commento