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FARAONI E SEGRETARI

Arroganza e potere sono sempre andati a braccetto. Dove c’è il secondo, compare la prima. O spesso il secondo si inserisce laddove la prima è già esistente e consolidata. Si tratta di un binomio scontato, raramente assente nelle alte sfere della politica, delle istituzioni o anche solo di piccole realtà dove c’è un sistema verticistico. Chi si stupisce di certi accadimenti è purtroppo sciocco o sprovveduto. Talvolta però si passano i limiti. Limiti della decenza, del pudore, del rispetto dei ruoli. Limiti pure del grottesco, perché la situazione forse è grave ma non è seria, nella sua complessiva ridicolezza.

L’ultimo capitolo della saga di Vincenzo Del Regno si sposa a pieno con questa definizione. Per chi non lo conoscesse, costui è il Segretario Comunale del Comune di Impruneta. Un Segretario Comunale è un dipendente pubblico, inquadrato come funzionario amministrativo e nominato dal Sindaco, che fornisce assistenza giuridica agli organi del Comune per garantire che i loro atti siano conformi alle leggi, agli Statuti e alle procedure amministrative. Non è né un esponente partitico né un aiutante delle maggioranze di turno. Riceve denaro pubblico per rivestire una importante funzione di garanzia sia nella dimensione politica che in quella amministrativa.

Ci si aspetterebbe di conseguenza da una simile figura un comportamento adeguato, inattaccabile. Quantomeno educato. Invece nel magico mondo di Impruneta, già saturo di problemi amministrativi, capita che un Segretario Comunale possa rivolgersi come meglio crede ad un consigliere comunale democraticamente eletto: nell’arroganza che solo un certo potere sa avere e nella maleducazione che solo alcuni individui posseggono e fieramente esibiscono.

A inizio settembre ebbi la malaugurata idea di rivolgermi a Del Regno per avere un chiarimento su una spiacevole vicenda riguardante la mia presunta incompatibilità tra la carica di consigliere comunale e alcune cariche nel mondo rionale e della Festa dell’Uva (nessuna norma si è scoperto stabilisce ad oggi tale incompatibilità, come ha dovuto ribadire scusandosi Riccardo Lazzerini, che a luglio aveva tirato fuori la questione). Il nostro Del Regno, che aveva equivocato il senso della mia civile mail e non aveva compreso quanto stessi chiedendo, avviò con me una corrispondenza al veleno accusandomi prima di essere incapace di comprendere e poi mettendo in dubbio la mia professione di insegnante, con la squisita chiosa da bar legata al suo essere in ferie e non avere più tempo da perdere in simili sciocchezze.

Non pago di questa performance di fine estate, Del Regno ha battezzato l’autunno con una nuova memorabile sparata: ai primi di ottobre ha recuperato la vecchia corrispondenza, mettendo stavolta in conoscenza anche il consigliere Matteo Zoppini, e ha prodotto un memorabile testo in cui si lancia in un attacco frontale contro quest’ultimo e il sottoscritto, tra nuove offese alla mia professione, deliri autoreferenziali e la ciliegina di una minaccia di querela a Zoppini.

Sarebbe la seconda nel giro di neanche un anno, perché lo scorso dicembre Del Regno ha adito le vie legali contro noi consiglieri di Voltiamo Pagina – e contro l’ex consigliere Matteo Aramini – a causa di una domanda di attualità da noi presentata in cui davamo notizie vere e circostanziate relative alle indagini che lo riguardavano; non a caso, oggi Vincenzo Del Regno è a processo per corruzione nell’ambito della grande inchiesta Hidden Partner (la prima udienza si è tenuta a settembre).

Una querela temeraria per la quale naturalmente la giustizia farà il suo corso, ma che è parsa sin da subito un tentativo di intimidirci, con il beneplacito della maggioranza imprunetina che infatti pensò bene di affiggere la notizia della querela nelle proprie bacheche. Tuttavia, lo abbiamo ripetuto tante volte, se qualcuno pensa di metterci paura si sbaglia di grosso.

Negli anni io e Matteo Zoppini – ed è questo uno dei principali motivi per cui lo stimo e che mi hanno portato a sedere dalla sua parte in consiglio comunale – non abbiamo avuto timore né di metterci contro il potere né di andare a scoperchiare vasi che andavano tenuti chiusi, dall’Opera Pia alla vicenda di Antonio Gedeone: non ci ha intimoriti la ‘ndrangheta, figuriamoci se lo farà Vincenzo Del Regno.

Il punto non è certo infatti il contenuto delle sue missive. Per me le varie offese e improperi sono acqua calda, non perdo il sonno per qualche allegra sillaba di cui so ben valutare la provenienza, e che mi suscita semmai ilarità. Il nocciolo della questione sta piuttosto nella vergognosa libertà che tale personaggio si prende nel rapportarsi così all’interno delle istituzioni, e nel disgustoso silenzio-assenso di chi dovrebbe intervenire e invece se ne sta a guardare, come se fosse tutto normale.

Nello scambio epistolare tra me e Del Regno erano stati messi in conoscenza sin dall’inizio sia il Sindaco che la Presidente del Consiglio Comunale Angela Cappelletti, i quali hanno dunque letto ogni singola frase, ogni singolo vocabolo, compreso il secondo capitolo di inizio ottobre. Nessuno dei due ha osato fiatare. Siamo arrivati all’abisso morale in cui un Segretario si permette di insultare dei consiglieri comunali e nessuno ha il coraggio di far notare anche in punta di piedi che determinati linguaggi e toni non possono essere tollerati.

Gravissimo è il silenzio del Sindaco, e ancor peggiore è quello della Presidente Cappelletti, la quale è stata votata da tutti, me compreso, per avere una funzione di garanzia; delle tante volte in cui ha dimostrato di essere una Presidente inadeguata, questa è sicuramente la più esecrabile. Che bella questa sinistra dei diritti per tutti, che protegge sulla carta ogni individuo e ogni minoranza, che arriva a stuprare la lingua italiana mettendo asterischi alla fine delle parole per non “offendere le sensibilità”. Poi però è più che lecito che un Segretario offenda dei consiglieri e si comporti come al Bar sport. C’è ancora chi mi chiede come mai non mi sia candidato insieme a questa gente.

Nel regno del Faraone siamo dunque al servizio di Vincenzo Del Regno, Segretario Comunale dalla rara presenza in aula (solo un Consiglio comunale su tredici), dalle risibili interpretazioni di Regolamenti e pareri di enti sovraordinati e financo dalla longa manu sulle vicende politiche toscane, viste le recenti notizie sul Comune di Follonica in cui egli si presenta come una sorta di Henry Kissinger de noantri.

Siamo, o meglio sono. Perché né io, né Matteo Zoppini, né tutti coloro che conservano un minimo di dignità, senso delle istituzioni e autonomia di pensiero accetteranno mai certi squallidi teatrini e certe intimidazioni.

Com’è misera la vita negli abusi del potere.

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