An Israeli settler gestures as he argues with a Palestinian farmer (not pictured), during olive harvesting in Silwad, near Ramallah, in the Israeli-occupied West Bank, October 29, 2025. REUTERS/Mohammed Torokman

I NAZISTI DELLA CISGIORDANIA

Mi denuncio subito. Se questo mio articolo si trovasse a violare il disegno di legge di Graziano Delrio sull’antisemitismo, in discussione da febbraio in Senato, accetterei senza timore ogni conseguenza. Anzi, lo considererei un vanto.

Il Partito democratico, sempre in prima fila quando bisogna sostenere posizioni sbagliate, ha avuto il coraggio di presentare un assurdo testo, naturalmente apprezzato dalla maggioranza, che dietro il paravento della lotta all’antisemitismo vuole tappare la bocca a chi critica Israele e il suo governo genocida.

Nessuno stato al mondo gode o ha mai goduto della protezione di cui gode Israele: non solo la maggioranza dei paesi occidentali non alza un dito per fermarne i crimini, ma addirittura molte presunte democrazie liberali reprimono il dissenso di coloro che non accettano più lo schifo di cui è responsabile lo stato ebraico e purtroppo anche una larga fetta della sua società.

Da due anni e mezzo assistiamo a un genocidio quotidiano nella striscia di Gaza, dove si continua a morire anche dopo la finta tregua e la nascita del comitato d’affari che dovrebbe garantirne la ricostruzione, al secolo Board of Peace. Israele a Gaza ha mostrato il suo volto più spietato, come d’altronde ha ripreso a fare in Libano nelle ultime settimane. Il volto più subdolo e ripugnante del fanatismo messianico israeliano credo che si veda tuttavia nell’altro pezzo di Palestina, la Cisgiordania.

In base agli accordi di Oslo del 1993, questo pezzo di terra venne diviso in tre parti: la zona A, a piena amministrazione palestinese; la zona B, sotto controllo misto di israeliani e palestinesi; la zona C – il 60% del territorio- totalmente gestita da Israele. Il processo di pace avviatosi all’epoca prevedeva un progressivo ritiro di Israele dalla Cisgiordania e la nascita di un vero stato di Palestina guidato dell’Olp di Arafat. La Storia cambiò strada tuttavia già dalla seconda metà degli anni Novanta, quando i primi governi di Benjamin Netanyahu mostrarono subito un’aperta ostilità al progetto studiato ad Oslo e la volontà di proseguire e anzi ampliare l’occupazione israeliana della Cisgiordania (e di Gerusalemme Est), avviata nel 1967 e condannata dall’Onu come illegale in seguito a molteplici risoluzioni.

Il diritto internazionale, a partire dalla Quarta Convenzione di Ginevra, considera illegale il trasferimento della popolazione della potenza occupante nei territori occupati. Israele ha sempre sputato su ogni norma e risoluzione, aumentando negli ultimi anni in maniera esponenziale il sostegno a nuovi insediamenti. Oggi 2000 mq di terreno in Cisgiordania sono occupati da colonie, con un totale di circa 700.000 abitanti. Oltre il 42% del territorio della West Bank è occupato dalle colonie e dalle strutture ad esse associate, una percentuale impressionante.

L’obiettivo del governo israeliano è molto chiaro: annettere la Cisgiordania. Il 22 ottobre 2025, la Knesset ha approvato in via preliminare un disegno di legge per procedere in tale direzione, un’intenzione mai nascosta d’altronde da molti parlamentari e ministri di estrema destra, a cominciare da Smotrich e Ben-Gvir. Dopo il 7 ottobre però quello che è aumentato non è solo il numero di colonie, ma soprattutto la violenza degli occupanti israeliani.

Imbevuti di un messianismo religioso che fa considerare loro Giudea e Samaria – così chiamano la Cisgiordania rifacendosi alla Bibbia – una terra assegnata per diritto divino al popolo eletto, i coloni si rendono protagonisti ogni giorno di violenze e angherie inimmaginabili nei confronti del popolo palestinese. Basta seguire su Instagram la pagina Eye on Palestine per vedere cosa accade in Cisgiordania. Sono foto e video terrificanti, che mi scatenano un potente mix di rabbia, tristezza e indignazione. Ogni giorno, da decenni, i coloni assaltano con bastoni e armi da fuoco i villaggi palestinesi, bruciano le olivete, gettano cemento nei pozzi, distruggono e occupano case, bruciano auto e allevamenti, espropriano terreni.

La violenza si scatena nei confronti dei bambini che vanno a scuola, delle donne, degli anziani. Persino gli operatori internazionali e i giornalisti diventano vittime dell’odio cieco e feroce dei coloni invasati, i quali godono del pieno appoggio dell’esercito israeliano. In Cisgiordania, a casa loro, i palestinesi vivono perennemente nel terrore, e non sono neppure liberi di muoversi; infatti quasi 900 posti di blocco impediscono alla popolazione di spostarsi senza subire controlli e perquisizioni, con limiti che spesso non permettono alle ambulanze di arrivare in tempo nelle situazioni di emergenza e di raggiungere poi gli ospedali.

Di soccorso medico i palestinesi ne hanno bisogno, e di frequente. I coloni compiono aggressioni violente che in molti casi lasciano a terra anche delle vittime, come confermano i numeri: solamente nel 2025 si contano 1600 attacchi e oltre 700 feriti, mentre tra il 7 ottobre 2023 e il luglio 2025 i morti sono stati 950. Una recente indagine di Save the Children ha denunciato che gli attacchi dei coloni hanno causato nei primi tre mesi 2026 la morte di 7 minori, mentre addirittura 685 bambini sono stati sfollati a causa dei pogrom israeliani. Le cifre parlano da sole, ma tutto ciò va visto in maniera diretta.

Cercatevi video e immagini di quanto vi sto raccontando. Guardate gli occhi, i volti dei coloni che ogni giorno compiono atti illegali per cercare di cacciare ed eliminare fisicamente la gente palestinese. Sono individui accecati dall’odio, cresciuti nella convinzione di essere una razza superiore, scelta da Dio, e di dover schiacciare i meschini arabi, siano essi musulmani o cristiani. Parliamo di persone fanatiche, razziste, col cervello annebbiato da un radicalismo religioso degno delle peggiori ideologie del Novecento. Sembrano, e anzi sono, dei nazisti.

Un esempio di questa feccia dell’umanità lo ha messo in prima pagina L’Espresso nel numero di pochi giorni fa, suscitando la reazione indignata dell’Ambasciata israeliana in Italia. Dicono che è antisemitismo, che è inaccettabile, che addirittura si tratta di una foto generata con l’intelligenza artificiale. La faccia di quel colono, quel suo agghiacciante ghigno, è purtroppo soltanto la pura realtà. E denunciare questo schifo non è antisemitismo, bensì una necessaria azione di coraggio civile e decenza morale di un’Occidente che per troppo tempo si è voltato dall’altra parte e ha coperto tutte le nefandezze e gli orrori “dell’unica democrazia del Medio Oriente”.

Israele è uno stato terrorista, criminale e genocida, la cui società in larga parte purtroppo appoggia le guerre di invasione e la sistematica eliminazione e disumanizzazione del popolo palestinese. Il lato più vergognoso di tutto ciò la vediamo in Cisgiordani, dove il nazismo è tornato. Solo che adesso le vittime di un tempo si sono trasformate in carnefici.

Spread the love

Aggiungi un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati con *