Delle canzoni di tale Tony Effe so molto poco, per non dire nulla. Le impressioni che ho ricavato ascoltando qua e là alcuni suoi pezzi sono essenzialmente di disgusto, come d’altronde per tutto il genere musicale e il contesto “artistico” di cui egli fa parte.
Trovo che questo tipo di musica sia penosa a livello sonoro, per non dire urticante, e del tutto vuota a livello di contenuto. Nonostante io abbia meno di trent’anni, accolgo con piacere l’eventuale definizione di boomer che qualcuno potrebbe appiopparmi: se con tale termine si definisce chiunque si tenga a distanza siderale dall’ascolto e dalla contemplazione di simile robaccia, allora lo sono senza appello, e me vanto.
Tuttavia Tony Effe e i suoi colleghi piacciono molto alle nuove generazioni. Non è mia intenzione avviare qui una riflessione su un effettivo decadimento culturale e di gusto dell’epoca in cui viviamo, quindi preferisco limitarmi a constatare ciò che è oggettivo. I cantanti contemporanei riescono a intercettare pensieri ed emozioni di masse di adolescenti e ventenni, parlano e spesso pensano come loro; ottengono un successo immediato, magari difficile da mantenere nel tempo, ma sicuramente travolgente nel breve termine. Che ci piaccia o no, essi sono personaggi di spettacolo che hanno diritto a esprimersi e a creare un rapporto con il pubblico.
Sono rimasto perciò basito dalla notizia che il Comune di Roma ha deciso di impedire a Tony Effe di suonare per il Concertone di Capodanno. Una censura bella e buona, giustificata dai contenuti volgari, violenti e diseducativi dei testi del rapper. Se ci si mette a leggerne qualcuno, effettivamente c’è del ripugnante, in primis perché come ho detto poc’anzi al di là delle parole e dei toni tutto è pervaso da un costante e inarrestabile senso di vuoto: c’è violenza e cattivo gusto, ma c’è soprattutto una spaventosa banalità, che di bello non ha nulla.
Peggiore della sua musica appare però soltanto il cercare di oscurarla. La scure censoria partita dal Sindaco Roberto Gualtieri è impregnata di insopportabile ipocrisia, e si lega a quella cultura della cancellazione – cancel culture per chi preferisce (non io) gli anglismi – che è davvero uno dei mali del mondo in cui viviamo. A braccetto con il politicamente corretto portato agli estremi e la mentalità woke, l’idea di cancellare ed eliminare tutto ciò che da alcuni è giudicato sbagliato sta facendoci precipitare in un abisso di cui non si vede la fine.
Tony Effe e simili sono probabilmente sessisti, beceri, senza dubbio musicalmente infimi: ma davvero sono peggio di altro? Il Pd di Gualtieri, alfiere del linguaggio giusto, fa il bene della società continuando a spingerci tutti verso la Terza Guerra Mondiale? Armando fino ai denti ormai da quasi tre anni uno stato corrotto e fallito come l’Ucraina? Oppure votando lo schifoso condono edilizio per salvare i mostri di cemento voluti da Giuseppe Sala a Milano? Io credo proprio di no.
Si cerca di abbattere la Storia, il passato, per uniformarli al tempo presente, cancellando l’evoluzione e le trasformazioni avvenute nel corso di secoli. Si censurano i cartoni animati, i film, le canzoni, per farsi paladini di una presunta giustizia, ma finendo soltanto per cadere nel ridicolo. Il culmine poi lo si raggiunge con la lingua, storpiata da asterischi, schwa e simili porcate che niente hanno a che fare con una effettiva e sacrosanta battaglia per il rispetto dei diritti e della dignità delle donne: si tratta soltanto di uno stupro dell’italiano, di un risibile calpestamento della grammatica e della cultura.
Questo però è diventata oggi la presunta sinistra in Italia e nel mondo, un concentrato di ipocrisia e battaglie demenziali che hanno preso il posto di tematiche fondamentali e – quelle sì- moralmente rilevanti su cui il mondo progressista ha sempre costruito la propria proposta politica. Bisogna essere o cretini o intellettualmente disonesti per credere che un giovane possa essere danneggiato maggiormente da una canzone di Tony Effe rispetto a scelte che rischiano di cancellare ogni sua speranza di futuro, causa distruzione atomica del pianeta; e bisogna sempre essere una delle due alternative sopra proposte per credere che sia più importante rivolgere la voce della coscienza contro i rapper piuttosto che verso il genocidio palestinese, le spese militari che tolgono fondi allo stato sociale, gli scandali edilizi che distruggono il nostro territorio.
Tutto ciò mi fa orrore. Ed è il motivo per cui, tanto in Italia quanto in altri paesi, vedi gli Stati Uniti, la sinistra o presunta tale prende continuamente mazzate. Fateci un bel regalo di Natale: liberateci da questa cultura della cancellazione e dell’ottuso politicamente corretto, perché ne abbiamo davvero le scatole piene.


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